Il Tirreno

Prato

Giornalisti in prima linea raccontano le migrazioni 

Giornalisti in prima linea raccontano le migrazioni 

Can Dundar e Lucia Goracci tra i protagonisti del laboratorio-convegno che si terrà dal 5 al 7 maggio fra il Pecci, la Lazzerini e il Museo del tessuto

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PRATO. Questa volta le polemiche sulle ong che salvano i migranti nel canale di Sicilia saranno messe da parte. Anche il Daspo urbano rimarrà sullo sfondo. Lo si capisce dalla parole del direttore Fabio Laurenti che alla presentazione in Regione dice: «Vogliamo rompere rispetto alla narrazione corrente». Si propone come un festival dall'occhio lungo il Mediterraneo Downtown promosso da Cospe, a Prato dal 5 al 7 maggio. Non si accontenterà delle notizie mordi e fuggi sui tanti migranti che trovano la morte nel mare nostrum. Vuole vedere cosa c'è dietro. Senza nascondere il problema delle mafie. Provando a raccontare cosa sta davvero succedendo nella guerra senza fine in Siria. Ascoltando la voce dei protagonisti. Con un'attenzione particolare ai diritti delle donne e di genere. Insomma. Mediterraneo Downtown non è proprio un laboratorio sulle politiche migratorie, ma poco ci manca. Il festival comincia con due giornalisti sul campo: Can Dundar e Lucia Goracci. Can Dundar si è beccato la condanna a 5 anni e 10 mesi di carcere. Il suo quotidiano di centro-sinistra “Cumhuriyet” raccontò l'inconfessabile traffico di armi al confine tra Turchia e Siria per aiutare i terroristi dell'Isis. Ora Dundar vive in esilio a Berlino. Lucia Goracci è reporter di Rainews24. Dal 2015 è inviata sul territorio siriano e iracheno dove segue le vicende relative allo Stato islamico. Era a Kobane durante l'assedio dell'Isis. Dundar e Goracci riceveranno il premio “Mediterraneo di pace” nel giorno dell'inaugurazione del festival (venerdì 5 maggio, ore 18, Sala bianca del Centro Pecci). Sarà interessante ascoltare anche il racconto di tre coppie di “Cattivissimi”: due ristoratori dell'isola di Samos, un muratore di Lampedusa e sua moglie e due bidelli di una scuola di Palermo. Tutte persone “normali” che si sono viste arrivare nei loro luoghi di lavoro un fenomeno epocale e hanno deciso che non potevano starsene con le mani in mano. Sono loro che hanno sfidato le accuse di “buonismo” e si sono resi colpevoli del “reato di solidarietà”.
Si autodenunceranno sabato 6 maggio alle 15.30 al Museo del Tessuto. Non mancheranno gli incontri sul difficile percorso di riconoscimento dei diritti delle donne e lgbtiq nei paesi musulmani e non solo. Due gli incontri sul tema. Sabato 6 maggio alle 11.30 al Museo del Tessuto. Sarà un momento di scambio e di confronto sui femminismi nel Mediterraneo. Con Nada Nashat (Egitto), Lepa Mladjenovic (Serbia), Malalai Joya (Afghanistan) Anna Pramstrahler (Italia). E poi ancora alle 14.30 alla Biblioteca Lazzerini. Con altre testimonianze dalla Palestina e dalla Croazia.
Altro evento: il progetto Panillion di Palladino. Una perfomance dal vivo dove i ragazzi delle scuole costruiranno e dipingeranno il Tandoor, il forno usato in tutto il Medio Oriente e nella sponda sud del Mediterraneo per fare il pane (venerdì 5 maggio agli ex-Campolmi di fronte all'ingresso del Museo del Tessuto, sabato 6 maggio spazio bambini e talk show al Museo del Tessuto e Biblioteca Lazzerini). Ma sarà dato spazio all'economia solidale (sabato 6 maggio, ore 10, Museo del Tessuto). Oltre alla presentazione di libri, spettacoli, mostre fotografiche. Infine la musica dei popoli mediterranei con Ginevra di Marco, Francesco Magnelli e Ziad Trabelsi dell'Orchestra di piazza Vittorio (sabato 6 maggio, ore 21 piazza delle Carceri). «Sull'immigrazione lasciamo da parte gli slogan e i tatticismi – dice l'assessore regionale Bugli -, Mediterraneo Downtown è nata proprio per approfondire». Viaggia sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco Biffoni: «L'immigrazione è un fatto epocale e noi a Prato ne sappiamo qualcosa. Ma solo conoscendola per davvero si possono costruire meglio le nostre convinzioni».
Samuele Bartolini
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