Il dolore
Calano i matrimoni a Prato, salgono i divorzi brevi
Un matrimonio su quattro vede a Prato almeno un coniuge di nazionalità straniera, i cinesi si sposano in patria e festeggiano in Italia
PRATO. Per alcuni i fiori d’arancio sono sbocciati, per altri si sono appassiti. Coppie che si sono scambiate le solenni promesse di una vita insieme, coppie che invece si son dette addio nel giro di un mese con un divorzio “low cost”. O ancora, coppie di fatto che hanno voluto registrare il contratto di convivenza, in alternativa al matrimonio tradizionale. Ma a Prato ci si sposa leggermente meno che in passato: nel 2016 il lieto evento è sbocciato per 426 coppie, nove in meno rispetto al 2015 e 17 in meno rispetto al 2014. In compenso, la legge Cirinnà che ha introdotto l’istituto dell’unione civile per persone dello stesso sesso e il contratto di convivenza per le coppie di fatto (etero), in aggiunta alla legge 162 del novembre 2014 sui divorzi “brevi”, ha creato una mole di lavoro non indifferente all’ufficio di stato civile del Comune, tanto da rendersi necessario un rinforzo dell’organico con un’unità di personale in più. Ma ora anche i pratesi possono esercitare diritti civili che prima non avevano. Migliaia le pratiche che ogni giorni passano dalle scrivanie di piazza San Niccolò.
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«Politicamente è stato motivo di orgoglio essere amministratori nel momento in cui approvavano una legge storica per il riconoscimento di alcuni diritti civili – sottolinea l’assessore ai servizi demografici Benedetta Squittieri, riferendosi alla legge Cirinnà - Il Comune di Prato era già pronto e con gli uffici preposti ci siamo attrezzati ancor prima della pubblicazione dei decreti attuativi».
Gli effetti della Cirinnà. Secondo la fotografia scattata dagli uffici comunali, sono otto le unioni civili celebrate dal settembre 2016 a oggi e due le coppie prenotate per i prossimi mesi. Certo, si contano sul palmo della mano le persone dello stesso sesso che hanno deciso di scambiarsi gli anelli al dito dopo l'entrata in vigore della legge (giugno 2016). La legge c’è, il diritto può essere esercitato in qualsiasi momento. E poi, per dirla con Emanuele Bresci che guida il comitato Gay e Lesbiche, «Prato non è una realtà aperta come può essere Firenze: qui l’omosessualità è sempre uscita poco dall’ambito della sfera privata». Non solo unioni civili: sono 23 le convivenze di fatto registrate negli ultimi otto mesi in città. Coppie che possono godere di alcuni diritti, come la casa in caso di decesso del partner o l’assegno degli alimenti dopo la separazione.
Divorzi brevi. Fine della favola d’amore per 550 coppie pratesi che negli ultimi due anni e mezzo hanno bussato alla porta dell’ufficio di stato civile per divorziare in modo breve e indolore, soprattutto per il portafoglio (il costo della pratica è di 16 euro). Sempre più persone, grazie alle legge del 2014, scelgono di sciogliere il patto di matrimonio in Comune avendo i requisiti (primo fra tutti, non avere figli minorenni).
Boom di matrimoni misti. “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, come recita il proverbio? Mica vero. Un matrimonio su quattro vede a Prato almeno un coniuge di nazionalità straniera. Secondo i dati dell’ufficio statistica, 123 coppie convolate a nozze nel 2016 vedono almeno uno dei due sposi con passaporto non italiano. E negli ultimi quattro anni i matrimoni “misti”, in cui uno dei due coniugi è italiano, sono aumentati del 30%: 82 quelli celebrati nel 2016.
Rito civile o religioso? Basta impazzire per la scelta della chiesa e del parroco. Il 60% dei matrimoni celebrati nel 2016 ha avuto come location il palazzo comunale: 167 coppie hanno scelto l’altare per pronunciare il fatidico “sì”, 259 hanno optato per il rito civile.
Alla soglia degli “anta”. Alcune curiosità: il giorno preferito dai pratesi per sposarsi è il sabato mentre va per la maggiore l’istituto della separazione dei beni (300 coppie su 426). Si compie il grande passo sempre più tardi: l’età media per sposarsi è di 39 per lui e 36 per lei, nel 1990 era di 29 per lo sposo e 26 per la sposa. egni particolari: limousine e sontuoso abito nuziale, magari di color rosso che fa tanto buon auspicio.
In calo i matrimoni dei cinesi. Sempre meno coppie cinesi si vedono sposarsi in palazzo comunale: nel 2016 è capitato solo in 17 casi quando nel 2013 i fiori d’arancio sbocciarono per 63 coppie orientali. Certo, nulla a che vedere con il boom nel 2012 quando i matrimoni fra cittadini dell’Impero Celeste furono 172 per effetto della sentenza della Corte costituzionale che aboliva il divieto di sposarsi se uno dei due coniugi non era in regola col permesso di soggiorno. Che è successo dunque? «Ultimamente la maggior parte dei cinesi preferisce sposarsi in Cina e organizzare la festa a Prato», spiegano dalla Wedding House di via Marini che organizza molti ricevimenti. La motivazione è anche di tipo burocratico: stando a quanto ci riferiscono fonti interne alla comunità, la richiesta del certificato di stato civile all'amministrazione cinese e la successiva autenticazione in consolato comporterebbero costi e tempi non indifferenti per le tasche dei promessi sposi.
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