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Ora i cinesi tornano a sposarsi in patria 

Ora i cinesi tornano a sposarsi in patria 

La motivazione è burocratica: richiedere i documenti necessari allunga i tempi

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PRATO. Segni particolari: limousine e sontuoso abito nuziale, magari di color rosso che fa tanto buon auspicio. Sempre meno coppie cinesi si vedono sposarsi in palazzo comunale: nel 2016 è capitato solo in 17 casi quando nel 2013 i fiori d’arancio sbocciarono per 63 coppie orientali. Certo, nulla a che vedere con il boom nel 2012 quando i matrimoni fra cittadini dell’Impero Celeste furono 172 per effetto della sentenza della Corte costituzionale che aboliva il divieto di sposarsi se uno dei due coniugi non era in regola col permesso di soggiorno. Che è successo dunque? «Ultimamente la maggior parte dei cinesi preferisce sposarsi in Cina e organizzare la festa a Prato», spiegano dalla Wedding House di via Marini che organizza molti ricevimenti. La motivazione è anche di tipo burocratico: stando a quanto ci riferiscono fonti interne alla comunità, la richiesta del certificato di stato civile all'amministrazione cinese e la successiva autenticazione in consolato comporterebbero costi e tempi non indifferenti per le tasche dei promessi sposi. (m.l.)

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