Foglio di via, un’arma spuntata Gli indesiderabili tornano sempre
Sfilza di denunce nel fine settimana per l’inosservanza del divieto di fare ritorno in città per tre anni Il procuratore capo: «L’efficacia è quella che è...». Il questore: «Prima o poi saranno condannati»
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PRATO. Tre pistoiesi, un senese, un portoghese e un marocchino. Sei uomini di età compresa tra i 26 e i 52 anni che hanno in comune una cosa: essere stati denunciati tra sabato e domenica per l’inosservanza del foglio di via. In altre parole hanno violato il divieto di fare ritorno in città e sono stati controllati dalla polizia. Per Prato è un piccolo record che testimonia la capillarità dei controlli messi in campo dalla Questura, ma il risultato sollecita anche una domanda: sono efficaci questi provvedimenti? Riescono a tenere lontani soggetti che non sono graditi? La risposta purtroppo è no, e lo dimostra il fatto che alcune di queste persone hanno collezionato più di una denuncia per lo stesso motivo e tornano comunque in città, in genere per acquistare droga, infischiandosene delle conseguenze penali. «Il reato che viene contestato è una contravvenzione - spiega il procuratore capo Giuseppe Nicolosi - e dunque l’efficacia è quella che è... Non ricordo che qualcuno sia finito in carcere per questo motivo alla fine dell’iter giudiziario».
L’unica certezza è che le inosservanze ai fogli di via producono una montagna di carte che impegnano i poliziotti dopo i controlli, finiscono in Procura e non sempre si traducono in conseguenze penali.
All’efficacia del foglio di via non crede più di tanto nemmeno il comandante della polizia municipale Andrea Pasquinelli, e nemmeno all’ultimo ritrovato sul fronte della prevenzione, il cosiddetto “Daspo urbano” introdotto dal decreto di febbraio sul decoro delle città, che prevede la possibilità di notificare un ordine di allontanamento a persone che intralciano i trasporti pubblici o compromettono il decoro cittadino. Se nel caso del foglio di via il divieto è fino a tre anni, in questo caso l’allontanamento è di 24 o 48 ore e i comportamenti da sanzionare vengono accertati da qualsiasi organo di vigilanza prima di essere eventualmente trasmessi al questore. Pannicelli caldi di fronte a persone che nella maggior parte dei casi non hanno niente da perdere, come il clochard portoghese che staziona nella zona di viale Vittorio Veneto e che ha già collezionato numerose denunce per l’inosservanza del foglio di via. Ogni tanto lo trovano a dormire dentro la stanza del bancomat di Banca Intesa, lui di solito bofonchia qualche parola incomprensibile, viene identificato e ricomincia da dove era stato interrotto.
«È chiaro che questi provvedimenti non sono la panacea di tutti i mali - osserva il questore Paolo Rossi - e non si fa un muro intorno alla città, ma prima o poi le condanne arrivano, in genere si tratta di persone che hanno una residenza e dunque sono rintracciabili, prima o poi saranno condannate e dovranno pagare un’ammenda. Noi in genere trasmettiamo gli atti in Procura quando un soggetto accumula più di una mancata osservanza del divieto». La polizia insomma fa quello che deve fare in base alla legge e le carte vanno ad accumularsi in Procura. L’effetto pratico per tossicodipendenti e clochard è di passare qualche ora insieme ai poliziotti per l’identificazione.
Paolo Nencioni
L’unica certezza è che le inosservanze ai fogli di via producono una montagna di carte che impegnano i poliziotti dopo i controlli, finiscono in Procura e non sempre si traducono in conseguenze penali.
All’efficacia del foglio di via non crede più di tanto nemmeno il comandante della polizia municipale Andrea Pasquinelli, e nemmeno all’ultimo ritrovato sul fronte della prevenzione, il cosiddetto “Daspo urbano” introdotto dal decreto di febbraio sul decoro delle città, che prevede la possibilità di notificare un ordine di allontanamento a persone che intralciano i trasporti pubblici o compromettono il decoro cittadino. Se nel caso del foglio di via il divieto è fino a tre anni, in questo caso l’allontanamento è di 24 o 48 ore e i comportamenti da sanzionare vengono accertati da qualsiasi organo di vigilanza prima di essere eventualmente trasmessi al questore. Pannicelli caldi di fronte a persone che nella maggior parte dei casi non hanno niente da perdere, come il clochard portoghese che staziona nella zona di viale Vittorio Veneto e che ha già collezionato numerose denunce per l’inosservanza del foglio di via. Ogni tanto lo trovano a dormire dentro la stanza del bancomat di Banca Intesa, lui di solito bofonchia qualche parola incomprensibile, viene identificato e ricomincia da dove era stato interrotto.
«È chiaro che questi provvedimenti non sono la panacea di tutti i mali - osserva il questore Paolo Rossi - e non si fa un muro intorno alla città, ma prima o poi le condanne arrivano, in genere si tratta di persone che hanno una residenza e dunque sono rintracciabili, prima o poi saranno condannate e dovranno pagare un’ammenda. Noi in genere trasmettiamo gli atti in Procura quando un soggetto accumula più di una mancata osservanza del divieto». La polizia insomma fa quello che deve fare in base alla legge e le carte vanno ad accumularsi in Procura. L’effetto pratico per tossicodipendenti e clochard è di passare qualche ora insieme ai poliziotti per l’identificazione.
Paolo Nencioni
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