Il Tirreno

Prato

Di notte a salvare i rospi Bufo bufo dalla morte

di Fabrizia Prota
Alcuni rospi Bufo bufo salvati nella notte di martedì 11 aprile sulla ex regionale 325 a Montepiano
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Alcuni rospi Bufo bufo salvati nella notte di martedì 11 aprile sulla ex regionale 325 a Montepiano

Prato, insieme ai volontari del Wwf sulla ex regionale 325 a Montepiano: gli anfibi si spostano a migliaia per riprodursi ma rischiano di restare schiacciati dalle auto

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VERNIO, «Dobbiamo fare in fretta. È quasi l’ora e non c’è tempo da perdere». Mi accoglie così, senza tanti preamboli, nella piazza della chiesa di Montepiano Carlo Scoccianti, biologo e responsabile per la conservazione degli anfibi di WWF Toscana. Mancano pochi minuti alle 20 e la luce del tramonto sta lasciando spazio all’imbrunire. Ma non c’è tempo per ammirarla perché abbiamo un compito.

Il professor Scoccianti è infatti il responsabile regionale delle operazioni di salvataggio del rospo Bufo bufo, un tipo di anfibio che popola le nostre campagne e che in questo periodo dell’anno è in pericolo. Da marzo fino ai primi di maggio per questa specie è il momento della riproduzione e i maschi e le femmine, appena svegliati dal letargo invernale, a sera si spostano dai boschi verso determinate zone per incontrarsi e, insieme, andare verso laghi e stagni per deporre le uova. Durante questo tragitto però a volte devono attraversare delle strade, rischiando di essere schiacciati.

La ex regionale 325, nel tratto tra l’abitato di Montepiano e La Storaia, e via della Badia sono tra queste. «Ogni sera dai 50 agli oltre 250 rospi attraversano queste due strade - mi spiega il professore -. Arrivano da tutte le montagne intorno perché qui trovano delle condizioni favorevoli per la riproduzione». Questi animali però non sanno a quale pericolo vanno incontro e il loro idillio amoroso rischia di essere interrotto brutalmente dalle auto di passaggio. È per questo che dobbiamo trovarli, in quelli che in gergo si chiamano “punti focali di attraversamento”, e salvarli. È il lavoro che Scoccianti fa da 24 anni in varie zone della Toscana (il progetto è partito da Pontassieve, per poi estendersi, tra le altre località, anche a Rufina, Cerbaia, Montespertoli).

PROTEGGERE GLI ANFIBI: TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE

A Montepiano le operazioni si ripetono, da fine marzo a fine aprile, da circa 7 anni - quando alcuni cittadini hanno segnalato la presenza dei rospi sulle strade - grazie al lavoro di alcuni volontari di Prato e Firenze. «Non bastano però - mi spiega Scoccianti -. Dobbiamo essere qui tutte le sere per circa un mese perchè gli animali non vengano uccisi e il lavoro da fare è tanto».

Una notte insieme ai volontari del Wwf a salvare i rospi Bufo bufo Perciò ci mettiamo in moto. Conosco gli altri volontari, Andrea, un giovane operaio agricolo di Calenzano, ed Enzo, pittore ligure che si divide tra Genova e Firenze, dove gestisce una lavanderia a gettoni. Più tardi ci raggiungerà anche Eleonora, l’unica del posto. La squadra è un po’ sotto numero rispetto al solito - i volontari normalmente sono almeno 5, a turno, più Carlo, che viene a Montepiano ogni sera. «Dato che ho molto tempo libero - mi spiega Enzo -, mi sembra giusto impiegarlo per salvare questi animali. Chiunque può farlo».

Sia lui che Andrea sono inoltre guardie ambientali dell’oasi WWF di Focognano, nella Piana Fiorentina, di cui Scoccianti è responsabile. Secchi e torce alla mano e giubbotto catarifrangente indosso, ci dividiamo in due gruppi: io e Scoccianti pattugliamo in macchina la 325, mentre Enzo e Andrea percorrono a piedi via della Badia. Procediamo piano, alla ricerca dei rospi. Visto il primo, Carlo scende dalla macchina per recuperarlo. «Tieni». E così, senza avere il tempo di fiatare, ho in mano un rospo. Non è così terribile. «Sono animali docili - mi rassicura Scoccianti -. Inoltre sono molto importanti per l’equilibrio di tutto l’ecosistema. Non si sa a quali conseguenze potrebbe portare la loro scomparsa». 

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I rospi Bufo bufo sono una specie protetta, oltre che dalla convenzione internazionale di Berna, dalla legge ambientale regionale toscana (LR 30/2015). Non solo è protetta la specie - per cui chi uccide intenzionalmente un rospo commette un reato -, ma anche i suoi luoghi di riproduzione, come le due aree di Montepiano. L’operazione va avanti per quasi 4 ore. I rospi che incontriamo sulla strada sono molti. Così come le auto. Alcune rallentano - qualcuno addirittura ci segnala gli animali - altre no. Ed il momento più triste è quando dobbiamo raccogliere i rospi “feriti” oppure constatare che per alcuni di loro non c’è nulla da fare. Ma per fortuna questi casi sono pochi. «Venire qui ogni sera è un sacrificio - spiega Scoccianti -. Ma non sopporto l’idea di lasciarli morire».

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La passione per gli animali è nel suo Dna: «Durante i campi antibracconaggio mi hanno picchiato diverse di volte - racconta - e mi hanno anche sparato. Ma non mi importa». A fine serata è il momento di liberare nel bosco gli animali che abbiamo salvato (è lì che la maggior parte di loro, di ritorno dagli stagni, erano diretti): 41 femmine e circa 150 maschi, più alcune coppie (che portiamo sul greto del fiume a deporre le uova), a cui si aggiungono le 29 femmine e gli oltre 70 maschi raccolti dagli altri volontari. Torneranno alla loro vita e tra un mese le loro uova si schiuderanno. Chissà se ci saranno riconoscenti.

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