Il Tirreno

Prato

Aggressione ai fidanzatini, condannati madre e tre figli

di Pasquale Petrella
La stazione ferroviaria di Pistoia dove avvenne l'aggressione
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La stazione ferroviaria di Pistoia dove avvenne l'aggressione

L’episodio avvenne davanti alla stazione ferroviaria di Pistoia e la coppia di Prato riportò varie ferite alla testa e al torace

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PISTOIA. Condannata tutta la famiglia. Un anno ed otto mesi di reclusione per la cinquantaduenne Grazia Maggini e per il figlio trentacinquenne Paolo Maria Comelli; otto mesi a testa col beneficio della sospensione condizionale della pena per le altre due figlie, la diciottenne Desiree e la trentaseienne Genni.

È stata questa la decisione presa dal giudice Roberto Tredici nei confronti della madre e dei tre figli ritenuti colpevoli di lesioni aggravate nei confronti di una coppia di fidanzatini, 17 anni lui e 15 lei, residenti a Prato, avvenuta il 5 aprile del 2016 nei pressi della stazione ferroviaria centrale di Pistoia. Aggressione finita nel sangue con sette fendenti sulla schiena del ragazzo che solo per pochi centimetri non si vide bucare un polmone, e cinque alla ragazza fra testa, spalle e torace. L’arma non è mai stata trovata e anche durante il dibattimento è rimasta sempre nebulosa fra un possibile cacciavite, un punteruolo o un altro oggetto appuntito.

Secondo il pubblico ministero, Giuseppe Grieco, proprio il numero così elevato dei colpi inferti, rappresenterebbe la volontà di fare molto più male di quello che poi, per fortuna, si è verificato, visto che solo per un caso non si sia arrivati all’omicidio. Per l’accusa la responsabile di quei fendenti sarebbe stata Grazia Maggini intervenuta a dare man forte alle figlie Desiree e Genni che avevano iniziato la lite con la coppia di fidanzatini, e per questo la richiesta nei suoi confronti è stata di due anni di reclusione. Il pubblico ministero ha poi ritenuto meno gravi i comportamenti degli altri tre imputati, comunque attivamente coinvolti nella lite e per loro ha chiesto nove mesi di condanna per il concorso anomalo nell’aggressione.

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E, come movente — secondo il pubblico ministero — ci sarebbe stata la possibile vendetta perché Grazia Maggini avrebbe addossato alla madre della quattordicenne la responsabilità di aver fatto piombare la polizia in casa sua, durante la festa per la maggiore età della figlia Desiree, perché l’aveva indicata come la responsabile di uno scippo. I poliziotti perquisirono l’abitazione alla ricerca di elementi che provassero quell’accusa. Elementi che non furono trovati ma i poliziotti avrebbero comunque - secondo la famiglia C omelli - rovinato la festa di compleanno.

Per l’avvocato Guido Tesi, che ha rappresentato in giudizio Paolo Maria Comelli e la sorella Desiree, i suoi assistiti dovevano essere assolti perché avrebbero agito per legittima difesa. Conclusione analoga, ovvero l’assoluzione, anche per l’avvocato Alessandro Mencarelli che ha cercato di dimostrare come il sedicenne ferito non abbia mai saputo indicare con esattezza chi gli avesse inferto i colpi sulla schiena e che le accuse alla sua assistita arriverebbero dalla sola ragazza che avrebbe indicato la donna solo per vendicarsi di Desiree con la quale aveva avuto la colluttazione iniziale. Assoluzione chiesta anche per Genni che secondo l’avvocato Mencarelli, non sarebbe stata nemmeno presente sul luogo del fatto.

Il giudice, dopo aver riletto tutti gli atti in camera di consiglio ha deciso di riqualificare il reato per tutti e quattro i componenti della famiglia in lesioni personali aggravate e inflitto le relative condanne.

La sola Desiree aveva anche l’accusa di autocalunnia perché si era attribuito la responsabilità di aver ferito con un cacciavite la quindicenne, ma il giudice l’ha assolta.

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