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Associazione animalista accusa: "Rapaci tenuti male a Galceti"
Prato, i volontari della Elan sostengono di aver effettuato sopralluoghi e aver trovando uccelli tenuti nelle gabbie in modo discutibile
PRATO. Uccelli rapaci tenuti male al Centro di scienze naturali di Galceti? A sostenerlo è l’associazione animalista Elan, che la scorsa settimana ha effettuato dei sopralluoghi nel Centro. “I nostri volontari si sono imbattuti in alcuni esemplari di rapaci detenuti in modo discutibile – scrive in un comunicato la presidente Brenda Mormile - Alcune falconiere infatti risultavano essere molto sporche di feci, per terra e sulle pareti e sembravano essere probabilmente di dimensioni non idonee alle specie detenute. L’acqua all’interno delle falconiere, usata per far abbeverare i rapaci e permettere loro di bagnarsi, sembrava essere molto sporca, in alcune occasioni addirittura putrida, con molte alghe e feci all’interno dei contenitori. Gli esemplari risultavano essere legati al blocco mediante una corda probabilmente troppo corta, alcuni di essi non potevano addirittura muoversi se non di pochi passi e non avevano la possibilità di abbeverarsi e bagnarsi”.
In mancanza di una normativa che regolamenti la detenzione di rapaci in cattività, precisa la Elan, la Società italiana veterinari per animali esotici ha fornito un documento denominato “Linee guida per la detenzione dei rapaci in ambiente controllato” per fornire a coloro che detengono o che intendono acquisire un animale non convenzionale gli strumenti utili per la sua corretta gestione allo scopo di salvaguardarne la salute e il benessere.
“Stando a quanto riporta il documento – prosegue Mormile - si può affermare che le modalità di detenzione di alcuni rapaci presso il Csc non rispettano i criteri consigliati. Al termine dei sopralluoghi i nostri volontari hanno chiesto spiegazioni al personale del Centro di scienze naturali. Un’esperta ci ha risposto affermando che il benessere di questi esemplari è pienamente tutelato, che gli stessi sono tenuti “abbastanza bene” e che sono abituati ad essere legati in quel modo scongiurando ogni effetto negativo psichico e fisico. Ci è stato poi comunicato che i rapaci in questione non sono di proprietà del Centro ma di un privato che esercita la falconeria. Quest’ultima affermazione mette in dubbio i valori etici che dovrebbero funzionare da pilastri per un’associazione che si occupa del recupero di animali selvatici e non convenzionali come quella del Csn che si permette di ospitare all’interno del Parco animali di proprietà di terzi utilizzati probabilmente per svolgere anche attività di caccia”.
“Ci chiediamo – continua ancora la presidente dell’associazione - quale beneficio possa portare al Parco ed al Csn l’esposizione di animali detenuti in questo modo e soprattutto quale insegnamento possano trarre i tanti visitatori e i bambini nel vedere questi splendidi animali sinonimo di forza e libertà vincolati e costretti in piccoli spazi senza alcuna possibilità di movimento”.
Il consiglio direttivo dell'Elan si attiverà affinché venga aperto un tavolo scientifico-normativo, “coinvolgendo anche l'ufficio diritti degli animali del Comune di Prato, finalizzato all’inserimento nel regolamento comunale di norme che salvaguardino il benessere dei rapaci detenuti in cattività”.
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