Sicurezza
Il Cavalciotto bene tutelato dal ministero
Dopo un’attesa di quattro anni il comitato vince la battaglia: «Siamo felicissimi, ora nessuno potrà più snaturarlo»
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PRATO. Il Cavalciotto, quel sistema di regimazione delle acque del Bisenzio, dal quale fin dal medioevo partivano le gore di Prato, ha ricevuto due giorni fa una tutela importante, quella del ministero dei Beni culturali. «Siamo felicissimi di aver raggiunto questo obiettivo, perché se non fossimo intervenuti, a quest’ora uno dei manufatti che rappresentano la storia di questa città, sarebbe diventato una centrale idroelettrica». A parlare sono la presidentessa del comitato omonimo Erica Eisenberg e Fiora Livi, componente del direttivo, tra le persone che più si sono date da fare per preservare un bene la cui realizzazione si perde nella notte dei tempi e del quale si occupò, nella prima metà del 1600, niente di meno che Galileo Galilei in qualità di matematico del Granduca Ferdinando II de Medici, chiamato a interessarsi delle soluzioni per contenere le piene del fiume. «Con questo tipo di tutela — afferma Livi — il Cavalciotti è salvo, nessuno progetto potrà più snaturarlo e quando i lavori di messa in sicurezza che il Comune sta facendo saranno terminati, speriamo di riaprirlo per le visite al pubblico». La questione sorse prepotente cinque anni fa — era il 2012 — quando la società H2E del Gruppo Colle di Riccardo Matteini, propose al Comune (gestione centrodestra di Roberto Cenni) di realizzare all’interno dell’edificio di Santa Lucia la più grande delle mini dighe già realizzate lungo il tracciato del Bisenzio in vallata. Se l’esterno sarebbe rimasto identico, dentro il Cavalciotto sarebbe stato svuotate (anche delle paratie del 1800) per far posto a due turbine e nuovi impianti. Piuttosto oneroso l’investimento: l’accordo prevedeva una spesa di 1. 350. 000 euro per l’impianto idroelettrico oltre a 100. 000 euro che sarebbero arrivati al Comune per 25 anni come pagamento della concessione dell’area pubblica. Da lì partì la battaglia del comitato «una lotta impari — sottolinea Livi — un po’come Davide contro Golia» che però condusse all’archiviazione dell’intervento e a una volta a 180 gradi: l’anno successivo (siamo nel 2013) la stessa amministrazione firmò la lettere, indirizzata al ministero, nella quale si chiedeva la tutela del bene, salvaguardia arrivata 4 anni più tardi. Un altro tesoro cittadino ha ottenuto dal ministero lo stesso tipo di tutele e già nel 1994: la Fattoria Medicea alle Cascine di Tavola, ma si sa bene com’è andata a finire. Rispetto alla Fattoria il Cavalciotto, oltre all’azione di custodia del comitato, ha un’altra fortuna: «Rientra nel progetto del parco fluviale lungo il Bisenzio — spiega l’assessore all’urbanistica Valerio Barberis — assieme al gorone e alla Gualchiera che andranno a ricreare il sistema di produzione utilizzato da Prato fino ai primi del 1900. Ringrazio il comitato per aver dato l’input alla procedura davanti al ministero e per essersi offerti, una volta che Riversibility sarà concluso, di gestire l’area». Discorso a parte sulla Gualchiera della quale si occupa un altro comitato, questa vota presieduto da Roberto Dei. Di gualchiere, un pezzo della filiera tessile alimentata dall’energia dell’acqua, ne esistevano 20. Quella di Santa Lucia che ha ancora all’interno i macchinari, ha necessità di interventi di recupero pesati e costosi. (c. o.)
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