Sicurezza
Nozze inventate L’imprenditore accusa la “sposa”
In tribunale parla il poggese di 55 anni imputato per truffa «Fu lei a organizzare tutto, io ho messo solo i soldi»
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PRATO. Nel film “Il mio finto fidanzato”, i due protagonisti interpretati da Melissa Joan Hart e Joey Lawrence decidono di organizzare un finto lussuoso matrimonio dopo essere finiti sul lastrico per ricevere tanti regali e tanti soldi. Nel caso del presunto finto matrimonio organizzato a Poggio a Caiano il 7 ottobre 2011 tra un imprenditore poggese di 55 anni, Andrea Sonatori, e una ballerina kazaka di 33, le motivazioni sarebbero state diverse: l’uomo, all’epoca ancora sposato, è accusato di truffa, sostituzione di persona e usurpazione di funzioni pubbliche per aver indotto un suo amico a vestire i panni del sindaco, con tanto di fascia tricolore. Ma ieri in tribunale a Prato, davanti al giudice monocratico Micaela Lunghi e difeso dagli avvocati Ugo Fanti e Luca Bigagli, l’uomo si è difeso rilasciando una dichiarazione spontanea e, di fatto, ribaltando completamente le responsabilità: sarebbe stata la donna a organizzare tutto a sua insaputa: «Io ho messo solo i soldi», ha specificato Senatori durante l’udienza.
L’artigiano di Poggio ha raccontato di aver conosciuto la ballerina del Kazakistan in un night di Pescia. Ne è nata una relazione, tanto che i due hanno convissuto per tre-quattro mesi nella casa dell’imprenditore. L’uomo racconta della festa del 7 ottobre, organizzata da lei per far vedere ai genitori, collegandosi via skype, che se la passava bene e di essersi sistemata. Sostiene di averla assecondata per farla contenta, «ma ho messo solo i soldi. Non sapevo nulla del sindaco, della fascia tricolore, anelli e abito da sposa. Chi lo conosceva questo presunto sindaco, non c’era neppure un mio amico, era tutta gente portata da lei». La difesa spiega che la donna era perfettamente consapevole che l’uomo, benché separato, fosse ancora sposato.
Passa un po’ di tempo, e Sonatori decide di assumere la giovane kazaka nella sua azienda tessile di Tavola. «All’inizio di marzo di quell’anno mi disse che le stava per scadere il permesso di soggiorno – ha raccontato l’uomo - e decisi di assumerla nella mia ditta. L’8 marzo al ristorante ci fu però una discussione tra noi, proprio sul permesso di soggiorno. Lei voleva la carta, non il permesso e andò via di casa. L’accompagnai al patronato Cna a fare tutte le carte. Le chiesero se era sposata e lei dichiarò che era nubile». Successivamente l’uomo licenziò la donna «perché non ha fatto neppure un giorno di lavoro, lei era abituata a svegliarsi tardi». E scattò la denuncia all’uomo da parte della donna. Dichiarazioni evidentemente di segno opposto a quelle rilasciate da Alina (none di fantasia) la ballerina kazaka, la quale parlò di un incontro con tanto di anello portato da lui in un ristorante di Prato, alla presenza della madre di lei. Proprio sulla documentazione preparata alla Cna, i difensori di Sonatori hanno chiesto e ottenuto dal giudice di poter mettere agli atti il kit per il rinnovo del permesso di soggiorno, l’assunzione e la prima busta paga della donna nella ditta dell’imprenditore prima del licenziamento. Inoltre, è stata accolta anche la richiesta di ascoltare l’impiegata della Cna che aveva preparato la pratica. Il giudice ha chiesto anche di verificare la regolarità di quell’assunzione. Il processo è stato aggiornato al 14 luglio.
Francesco Albonetti
L’artigiano di Poggio ha raccontato di aver conosciuto la ballerina del Kazakistan in un night di Pescia. Ne è nata una relazione, tanto che i due hanno convissuto per tre-quattro mesi nella casa dell’imprenditore. L’uomo racconta della festa del 7 ottobre, organizzata da lei per far vedere ai genitori, collegandosi via skype, che se la passava bene e di essersi sistemata. Sostiene di averla assecondata per farla contenta, «ma ho messo solo i soldi. Non sapevo nulla del sindaco, della fascia tricolore, anelli e abito da sposa. Chi lo conosceva questo presunto sindaco, non c’era neppure un mio amico, era tutta gente portata da lei». La difesa spiega che la donna era perfettamente consapevole che l’uomo, benché separato, fosse ancora sposato.
Passa un po’ di tempo, e Sonatori decide di assumere la giovane kazaka nella sua azienda tessile di Tavola. «All’inizio di marzo di quell’anno mi disse che le stava per scadere il permesso di soggiorno – ha raccontato l’uomo - e decisi di assumerla nella mia ditta. L’8 marzo al ristorante ci fu però una discussione tra noi, proprio sul permesso di soggiorno. Lei voleva la carta, non il permesso e andò via di casa. L’accompagnai al patronato Cna a fare tutte le carte. Le chiesero se era sposata e lei dichiarò che era nubile». Successivamente l’uomo licenziò la donna «perché non ha fatto neppure un giorno di lavoro, lei era abituata a svegliarsi tardi». E scattò la denuncia all’uomo da parte della donna. Dichiarazioni evidentemente di segno opposto a quelle rilasciate da Alina (none di fantasia) la ballerina kazaka, la quale parlò di un incontro con tanto di anello portato da lui in un ristorante di Prato, alla presenza della madre di lei. Proprio sulla documentazione preparata alla Cna, i difensori di Sonatori hanno chiesto e ottenuto dal giudice di poter mettere agli atti il kit per il rinnovo del permesso di soggiorno, l’assunzione e la prima busta paga della donna nella ditta dell’imprenditore prima del licenziamento. Inoltre, è stata accolta anche la richiesta di ascoltare l’impiegata della Cna che aveva preparato la pratica. Il giudice ha chiesto anche di verificare la regolarità di quell’assunzione. Il processo è stato aggiornato al 14 luglio.
Francesco Albonetti
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