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Sparò alla moglie in ospedale Confermata la condanna

Sparò alla moglie in ospedale Confermata la condanna

PRATO. Sei anni e sei mesi di reclusione per Vitangelo Bini. La corte di appello di Firenze ha confermato la condanna inflitta in primo grado all'anziano pensionato di Prato che il 1° dicembre del...

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PRATO. Sei anni e sei mesi di reclusione per Vitangelo Bini. La corte di appello di Firenze ha confermato la condanna inflitta in primo grado all'anziano pensionato di Prato che il 1° dicembre del 2007 uccise a colpi di pistola la moglie Mara Tani, ottantaduenne, gravemente malata di Alzheimer.
Lo fece quando lei, malata da 12 anni, era ricoverata in ospedale a Prato. Per non vederla soffrire più, raccontò. La difesa di Bini, rappresentata in aula dall'avvocato Lapo Bechelli, aveva deciso di ricorrere in appello con l'intenzione di chiedere l'attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale. La corte però non le ha riconosciute, confermando l'esito del primo grado di giudizio.
Vitangelo Bini, ex vigile urbano a Firenze, utilizzò una pistola revolver della sua collezione di armi, tutte regolarmente detenute. Il 1° dicembre 2007, verso mezzogiorno, aveva saputo dalla figlia che per la madre i medici non nutrivano più speranze di miglioramento. Non sarebbe più uscita dall'ospedale ed entro poco tempo, fu il verdetto dei medici, sarebbe morta. Da qui maturò il progetto di ucciderla.
Nel pomeriggio l'ex vigile si presentò in ospedale, all'ora del passo, col suo revolver nascosto nel giaccone. Entrò nella stanza dove la moglie era ricoverata con altre pazienti e si avvicinò al letto. Prima di premere il grilletto le coprì con due asciugamani il volto e l'addome, affinché le fiammate degli spari di pistola non la deturpassero. Poi sparò. Tre colpi uno dietro l'altro. Un primo fu mirato alla testa, un secondo al cuore. Poi Bini sparò un terzo colpo alla testa quando vide che la moglie agitava un braccio e ritenne che non fosse morta.
Nel processo di primo grado è stato detto che in realtà aveva previsto di indirizzare il terzo proiettile contro se stesso, per suicidarsi. Mentre il personale medico e le guardie giurate accorrevano nella stanza uditi gli spari, Bini si sedette, prese il telefono e chiamo il 113 autodenunciandosi.
Matteo Leoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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