Il Tirreno

Prato

Dehors, tutti (o quasi) in regola  

Dehors, tutti (o quasi) in regola  

Gli spazi all’aperto sono stati riadattati alle nuove indicazioni della Soprintendenza che puntano ad un maggior decoro

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PRATO. A mancare all’appello è il “Caffè 21” di viale Piave. Fosse per il titolare, la partita del nuovo dehors si sarebbe già chiusa diverso tempo fa. «È cinque-sei mesi che ho presentato un progetto: per smontare l’attuale struttura e riadattare lo spazio esterno in base alle nuove indicazioni spenderò intorno ai 40mila euro», lamenta Enrico Bacci. In realtà il commerciante, che ha già da tempo in mano il preventivo per acquistare sedie, tavolini e ombrelloni, ha già incassato l’ok di So. Ri per l’occupazione del suolo pubblico. «Senza il parere scritto non mi muovo: in ogni caso mi serviranno due mesi per i lavori», fa sapere Bacci che si rammarica di dover fare a meno dei posti all’esterno soprattutto quando piove. Al titolare del “Caffè 21” è stato ricordato che sui dehors in centro fa fede un regolamento della Sovrintendenza (in vigore dal 2012 ma fatto applicare solo negli ultimi tre anni) che boccia le strutture coperte e pedane mentre autorizza solo tavolini, sedie e ombrelloni dalle tonalità neutre. «Ma se dipendiamo dalla Sovrintendenza fiorentina perché alcuni rinomati locali del centro storico di Firenze hanno ancora i vecchi dehors? » . Ora, il titolare del “Caffè 21” per adeguare lo spazio esterno e rimuovere la vecchia struttura potrebbe cavarsela con una spesa più contenuta. «Ma per il tipo di locale che ho — osserva — devo fare i lavori come si deve».
Intanto nell’ultimo anno sono state “sanate” diverse situazioni dentro le mura (fuori dal centro non valgono le prescrizioni della Sovrintendenza sulle strutture per il ristoro all’aperto) : dal bar “Magnolfi” al ristorante “I Francescaioli”, passando per il “King” di via Garibaldi. Eccezion fatta per il “Caffè 21” che si sta mettendo in regola, tutti gli esercizi del centro storico (una quarantina in tutto) si sono uniformati ai dehors. Rimangono in piedi i dehors dell’ex ristorante “Agorà” (attualmente chiuso) e del caffè “Buonamici che a suo tempo ebbe il diretto nulla osta della Sovrintendenza, quindi è a norma. Via via che scadono le autorizzazioni per gli esercizi che fanno somministrazione all’aperto, So. Ri concede sei mesi di tempo per rilasciare i nuovi permessi a patto che i dehors si attengano alle nuove regole. «L’obiettivo è riuscire ad alzare l’asticella della qualità cercando di promuovere una maggiore consapevolezza anche nella scelta dei materiali e degli arredi utilizzati — sottolinea l’assessore all’ambiente Filippo Alessi — limitando, ad esempio, l’uso delle sedie di plastica. Piano piano sta cambiando anche la mentalità dei commercianti, molti hanno capito che quei “baracconi” posizionati all’esterno dei loro locali non portavano gente in più». La pensa così anche Alessio Santiccioli del ristorante “I Francescaioli” che l’anno scorso ha dovuto fare a meno del vecchio tendone dove si mangiava fuori anche in inverno. «Alla fine si lavora bene anche con il nuovo dehors – ammette – È anche una questione di decoro ed estetica». Complice il taglio della Cosap deciso a fine 2016 per chi ha i tavolini all’aperto in centro, in vista della bella stagione si prevede che i dehors dentro le mura possano aumentare. So. Ri conta in tutto una sessantina di esercizi interessati. Il fatto che la Cosap sia gratuita non significa però chiudere un occhio sulle regole dei dehors. «Il commerciante che vuole occupare il suolo pubblico deve comunque presentarci una pratica allegando una planimetria ben precisa — chiarisce Alessi — Con un centro sempre più caratterizzato da attività commerciali legate al cibo, è naturale che aumenti la richiesta dei tavolini all’aperto».
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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