Il dolore
Ai funerali di Lo Cascio il prete chiede sicurezza
Don Romano Faldi lancia l’idea di un’associazione che raccolga fondi La Procura dispone nuovi accertamenti su computer, chiavetta e cellulare
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PRATO. Un centinaio di persone hanno partecipato nel pomeriggio di ieri ai funerali di Leonardo Lo Cascio, l'uomo di 38 anni ucciso la sera di giovedì 30 marzo dal marocchino Abdelghani Ammari nei giardini davanti al Tribunale. La cerimonia funebre è stata officiata da don Romano Faldi nella chiesa di Santa Maria a Colonica, a poche centinaia di metri dall'abitazione dove Lo Cascio viveva insieme alla madre Maria e al fratello Francesco.
Durante la messa don Romano ha lanciato l'idea, subito raccolta dalla madre di Leonardo, di costituire un'associazione che raccolga fondi per promuovere una maggiore sicurezza nel centro di Prato. Una sollecitazione forte anche agli amministratori locali, che però ieri non erano presenti al funerale.
Sull'altare sono saliti anche quattro amici di Leonardo. «Con lui abbiamo condiviso l'esperienza nei boy scout nel 1990 - ha detto Giovanni - Poi ci siamo persi di vista. Era una persona mite, riservata, ma molto intelligente. Ci chiediamo perché i prepotenti debbano vincere e gli agnelli siano condannati a soccombere. Una domanda aperta». La salma di Lo Cascio è stata poi tumulata nel piccolo cimitero accanto al campo sportivo.
Intanto ieri il sostituto procuratore Egidio Celano, titolare delle indagini sull’omicidio di Lo Cascio, ha affidato a un esperto informatico una consulenza su un computer portatile e una chiavetta Usb in uso a Lo Cascio e sul telefono cellulare di Abdelghani Ammari, che nel frattempo è stato ritrovato. La Procura vuole accertare se tra i due ci fossero stati contatti prima dell'omicidio, come sostiene il trentenne marocchino. Nessuna traccia invece del telefono cellulare della vittima. I carabinieri comunque esamineranno i tabulati.
Abdelghani Ammari, ora rinchiuso alla Dogaia, viene descritto come un uomo di corporatura abbastanza esile e con un fisico minato del consumo di alcol e droghe. Dopo essere stato arrestato all’aeroporto di Bologna dove stava per imbarcarsi su un aereo diretto in Marocco, ha rilasciato dichiarazioni non sempre lucide. Ha detto di aver ucciso Leonardo Lo Cascio al termine di una lite per questioni di droga e ha aggiunto che lui quella sera aveva bevuto sette birre. Ha detto di averlo colpito con un coccio di bottiglia, ma finora i carabinieri non hanno trovato il coccio e nemmeno altri frammenti di vetro nel prato davanti al Tribunale. Il colpo ha raggiunto Lo Cascio sulla parte sinistra della gola e potrebbe essere stato inferto frontalmente, così almeno dice il suo assassino.
Paolo Nencioni
Durante la messa don Romano ha lanciato l'idea, subito raccolta dalla madre di Leonardo, di costituire un'associazione che raccolga fondi per promuovere una maggiore sicurezza nel centro di Prato. Una sollecitazione forte anche agli amministratori locali, che però ieri non erano presenti al funerale.
Sull'altare sono saliti anche quattro amici di Leonardo. «Con lui abbiamo condiviso l'esperienza nei boy scout nel 1990 - ha detto Giovanni - Poi ci siamo persi di vista. Era una persona mite, riservata, ma molto intelligente. Ci chiediamo perché i prepotenti debbano vincere e gli agnelli siano condannati a soccombere. Una domanda aperta». La salma di Lo Cascio è stata poi tumulata nel piccolo cimitero accanto al campo sportivo.
Intanto ieri il sostituto procuratore Egidio Celano, titolare delle indagini sull’omicidio di Lo Cascio, ha affidato a un esperto informatico una consulenza su un computer portatile e una chiavetta Usb in uso a Lo Cascio e sul telefono cellulare di Abdelghani Ammari, che nel frattempo è stato ritrovato. La Procura vuole accertare se tra i due ci fossero stati contatti prima dell'omicidio, come sostiene il trentenne marocchino. Nessuna traccia invece del telefono cellulare della vittima. I carabinieri comunque esamineranno i tabulati.
Abdelghani Ammari, ora rinchiuso alla Dogaia, viene descritto come un uomo di corporatura abbastanza esile e con un fisico minato del consumo di alcol e droghe. Dopo essere stato arrestato all’aeroporto di Bologna dove stava per imbarcarsi su un aereo diretto in Marocco, ha rilasciato dichiarazioni non sempre lucide. Ha detto di aver ucciso Leonardo Lo Cascio al termine di una lite per questioni di droga e ha aggiunto che lui quella sera aveva bevuto sette birre. Ha detto di averlo colpito con un coccio di bottiglia, ma finora i carabinieri non hanno trovato il coccio e nemmeno altri frammenti di vetro nel prato davanti al Tribunale. Il colpo ha raggiunto Lo Cascio sulla parte sinistra della gola e potrebbe essere stato inferto frontalmente, così almeno dice il suo assassino.
Paolo Nencioni
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