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Prato

Quarantenne in manette dopo l’ennesimo pestaggio 

Quarantenne in manette dopo l’ennesimo pestaggio 

Dieci interventi della polizia in pochi mesi in soccorso di una donna maltrattata Ha denunciato il compagno quando ha capito che rischiava di perdere i tre figli

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PRATO. Per una decina di volte in pochi mesi le volanti della polizia si sono fermate davanti a un’abitazione della zona nord di Prato dove era stata segnalata una lite in famiglia. E per dieci volte, concluso l’intervento, una donna italiana di 37 anni non ha avuto la forza di denunciare il padre dei propri tre figli di 7, 4 e appena un anno, un marocchino di 40 anni col quale convive ormai da tempo. Ma quando ha capito che, oltre a dover prendere le botte del compagno, rischiava anche di perdere l’affidamento dei tre figli, si è convinta a sporgere la denuncia che lunedì ha portato in carcere il quarantenne con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
È una storia che ne ricorda molte altre, quella della trentasettenne, ora ospite insieme ai figli di una struttura protetta fuori dalla provincia di Prato. La storia dell’estrema difficoltà con la quale le donne maltrattate arrivano a denunciare chi le maltratta. Certe volte vengono uccise prima di riuscire a farlo. E chissà, forse non ci si è andati molto lontano nemmeno stavolta, se è vero che in uno degli ultimi pestaggi la donna ha riportato la frattura del cranio. Ma sulle prime non ha dato la colpa al compagno. Quando la accompagnavano in ospedale con gli evidenti segni delle percosse, spiega la dirigente della Divisione anticrimine della Questura, Rita Cascella, di solito diceva di essere caduta dalle scale, oppure di aver sbattuto la testa contro uno stipite in cucina. I medici magari sospettavano che dietro ci fosse qualcosa di peggio, ma senza una denuncia anche loro hanno le mani legate. La polizia però ha capito che in questo caso si rischiava veramente grosso e, insieme a un’associazione che aderisce al “Codice rosa”, il protocollo per la tutela delle donne e dei minori, associazione di cui non viene fatto il nome nel timore che il rifugio della donna venga scoperto, hanno preso l’iniziativa. Le operatrici dell’associazione hanno spiegato alla donna che le avrebbero offerto protezione e che, siccome le violenze avvenivano sotto gli occhi dei figli piccoli, c’era il rischio che il giudice glieli togliesse. Ecco dunque che la trentasettenne si è convinta a dare un taglio definitivo alle violenze. Anche perché le hanno assicurato un’assistenza economica, un altro elemento che spesso frena le donne che sono succubi del marito o del compagno anche per quanto riguarda i mezzi di sostentamento, come in questo caso.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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