Il dolore
Posta a giorni alterni, un disastro
di Azelio Biagioni
I sindacati, scesi in piazza contro la privatizzazione, giudicano fallimentare l’esperimento pratese
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PRATO. Lavoratori e sindacati in piazza per far sentire la loro voce contro la volontà del governo di privatizzare del tutto il gruppo Poste. Il presidio si è tenuto nella mattina di ieri davanti al palazzo comunale dove i presenti informavano i passanti di quanti sta accadendo al gruppo Poste. «La prima cosa che ci preoccupa — esordisce Sandro Vigiani del Slp Cisl Firenze e Prato — è il fatto che il governo voglia privatizzare anche l’ultima tranche (35%, ndr) che gli resta all’interno del gruppo. In questo modo non ci sarebbe più il controllo da parte dello Stato e con il nuovo assetto temiano per i posti di lavoro e per la riorganizzazione del sistema che a Prato fa già acqua con la consegna della posta a giorni alterni. La totale privatizzazione mette a rischio la funzione sociale e la presenza delle Poste nei piccoli centri dove l’azienda è percepita come un presidio istituzionale. Fino ad ora — prosegue Vigiani — il pericolo di chiusura di alcuni sportelli è stato scongiurato, qui in zona il Tar bloccò l’ipotesi di chiusura dell’ufficio postale di Bacchereto. Ma dopo che ne sarà di questo ed altri uffici simili? »
A Prato e provincia dal giugno dello scorso anno è iniziato il recapito della corrispondenza a giorni alterni. In Toscana, al momento, ci sono solo Prato e Arezzo a sperimentare la cosa. «Che non funziona — tuona Gianluca Balli dello Slc Cgil Pistoia e Prato — e mostra le pecche che avevamo ipotizzato prima che partisse. Un esempio? Prato è la terza città italiana per flusso di raccomandate che, a differenza di altri tipi di corrispondenza, devono essere consegnate ogni giorno. Ma i portalettere non ce le fanno a consegnare la posta e ci sono stati tanti problemi. Non solo: se prima di questa sperimentazione, che noi bocciamo, in provincia c’erano 122 postini ora il numero è sceso a 91 e gli esuberi sono stati impiegati al centro recapito in aiuto ai colleghi. Inoltre, viene chiamato personale a tempo determinato per dare una mano ai portalettere che non riescono a consegnare tutta la posta. A fine 2017 — continua Balli — dovrebbe essere concluso il piano di riorganizzazione. Intanto, però la consegna della posta a giorni alterni che doveva partire a Lucca, Massa e Pistoia non è stata attivata, sicuramente per le carenza che ha dimostrato di avere qui, ad Arezzo e nelle altre zone italiane dove è partita. Chiediamo di riunirci intorno a un tavolo, discutere e trovare una soluzione che non è certo quella delle posta a zone alterne e ripristinare il vecchio sistema con strumenti adeguati oltre che con personale».
La paura delle sigle sindacali è quella di due tagli ogni 6 zone, in pratica il 30%, una volta che ci sarà la riorganizzazione, poi il rischio vita per alcuni uffici postali e i posti di lavoro in bilico. Il sindaco Matteo Biffoni è sceso in piazza e ha incontrato i sindacati e i lavoratori delle Poste; ha promesso di farsi promotore di un incontro all’Anci Toscana per discutere delle problematiche emerse e ha ribadito come l’Anci si sia schierata contro la chiusura degli sportelli nei piccoli Comuni, soprattutto nei territori montani.
A Prato e provincia dal giugno dello scorso anno è iniziato il recapito della corrispondenza a giorni alterni. In Toscana, al momento, ci sono solo Prato e Arezzo a sperimentare la cosa. «Che non funziona — tuona Gianluca Balli dello Slc Cgil Pistoia e Prato — e mostra le pecche che avevamo ipotizzato prima che partisse. Un esempio? Prato è la terza città italiana per flusso di raccomandate che, a differenza di altri tipi di corrispondenza, devono essere consegnate ogni giorno. Ma i portalettere non ce le fanno a consegnare la posta e ci sono stati tanti problemi. Non solo: se prima di questa sperimentazione, che noi bocciamo, in provincia c’erano 122 postini ora il numero è sceso a 91 e gli esuberi sono stati impiegati al centro recapito in aiuto ai colleghi. Inoltre, viene chiamato personale a tempo determinato per dare una mano ai portalettere che non riescono a consegnare tutta la posta. A fine 2017 — continua Balli — dovrebbe essere concluso il piano di riorganizzazione. Intanto, però la consegna della posta a giorni alterni che doveva partire a Lucca, Massa e Pistoia non è stata attivata, sicuramente per le carenza che ha dimostrato di avere qui, ad Arezzo e nelle altre zone italiane dove è partita. Chiediamo di riunirci intorno a un tavolo, discutere e trovare una soluzione che non è certo quella delle posta a zone alterne e ripristinare il vecchio sistema con strumenti adeguati oltre che con personale».
La paura delle sigle sindacali è quella di due tagli ogni 6 zone, in pratica il 30%, una volta che ci sarà la riorganizzazione, poi il rischio vita per alcuni uffici postali e i posti di lavoro in bilico. Il sindaco Matteo Biffoni è sceso in piazza e ha incontrato i sindacati e i lavoratori delle Poste; ha promesso di farsi promotore di un incontro all’Anci Toscana per discutere delle problematiche emerse e ha ribadito come l’Anci si sia schierata contro la chiusura degli sportelli nei piccoli Comuni, soprattutto nei territori montani.
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