Omicidio Lo Cascio, traballa la "verità" raccontata dal killer
Il trentenne marocchino arrestato ha detto di aver ucciso il portiere dell'Art Hotel con un coccio di bottiglia, ma in base all'autpsia la ferita non sembra compatibile. E non si trovano i pezzi di vetro. Nuovi rilievi dei carabinieri sul luogo del delitto
PRATO. Se Abdelghani Ammari ha raccontato frottole o ha detto la verità sulla maledetta notte di giovedì 30 marzo in cui è stato ucciso Leonardo Lo Cascio lo si scoprirà presto. Si accerterà insomma se il trentenne marocchino arrestato con l’accusa di aver ucciso il portiere di notte dell’Art Hotel era davvero un suo fornitore occasionale di cocaina e l’omicidio è maturato per questioni di soldi, oppure se resta in piedi l’aggressione a scopo di rapina. O se emergerà una terza verità ancora nascosta.
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Intanto c’è da registrare un fatto non irrilevante: del coccio di bottiglia che Ammari dice di aver usato per colpire alla gola Lo Cascio non c’è traccia. Non solo. Non c’è traccia nemmeno di quello che dovrebbe essere rimasto della bottiglia. Né sul prato davanti al Tribunale, né dietro alla fermata del bus di via Ferrucci da dove è presumibilmente partito Ammari per raggiungere Lo Cascio. Il medico legale Brunero Begliomini che ha esaminato il cadavere su incarico della Procura dice che sì, la ferita potrebbe essere stata fatta anche con un coccio, ma più probabilmente con un coltello. Sembra una “lesione da pastore”, di quelle inferte agli ovini, una lama che penetra e poi viene girata durante l’estrazione.
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Ammari ha tutto l’interesse a dire di aver usato un coccio di bottiglia per evitare che gli venga contestata al premeditazione, ma avrebbe anche l’interesse a farlo ritrovare, il coccio, cosa che non ha fatto. La verità forse sta nel mezzo: molti nordafricani vanno in giro con un coltello in tasca, non necessariamente per ammazzare qualcuno. Ammari potrebbe averlo usato senza premeditazione e poi aver preferito parlare di un coccio.
Le sue affermazioni sul fatto che vendeva droga a Lo Cascio sono quelle che saranno più rapidamente verificate: nel giro di un paio settimane arriveranno i risultati dell’esame tossicologico sui tessuti della vittima e si capirà se il trentottenne ne ha fatto uso. Dai capelli si può risalire indietro anche di molti mesi. Sui tabulati telefonici invece non ci sono novità, ma anche quelli potrebbero confermare o smentire quanto raccontato dal trentenne marocchino. Se risulterà un contatto precedente all’omicidio la versione dell’arrestato si rafforzerebbe, altrimenti aumenterebbero i dubbi. La sensazione è che la storia di quella notte non sia stata raccontata ancora fino in fondo. Intanto sono stati fissati i funerali di Leonardo Lo Cascio, che saranno celebrati giovedì 6 alle 15,30 alla chiesa di Santa Maria a Colonica. La salma è esposta alle cappelle del commiato della Pubblica Assistenza.
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Oggi, 5 aprile, a distanza di una settimana dall'omicidio, i carabinieri del Nucleo investigativo sono tornati sul luogo del delitto per compiere altri rilievi. In particolare hanno misurato la distanza tra le prima tracce di sangue trovate nel prato e il punto dove è stato trovato il corpo senza vita di Lo Cascio.
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