Gioco
L’assassino racconta un’altra verità «Mi doveva dei soldi»
Il trentenne marocchino ha detto di aver venduto droga al portiere ucciso, ma i carabinieri dubitano della sua versione
PRATO. «Leonardo lo conoscevo, gli avevo venduto un po’ di droga e mi doveva dei soldi: per questo abbiamo litigato. Sì, l’ho colpito ma non volevo ucciderlo, mi dispiace per com’è andata a finire».
Abdelghani Ammari parla nel cuore della notte davanti al sostituto procuratore Egidio Celano e al capitano Vitantonio Sisto. Seduti al suo fianco ci sono gli avvocati Gabriele Terranova e Luca Ancona e l’interrogatorio diventa una confessione, quella dell’omicidio di Leonardo Lo Cascio. Un’ammissione di colpa che però racconta un’altra verità rispetto a quella offerta dalla ricostruzione ufficiale e tuttora più accreditata: l’aggressione a scopo di rapina.
No, secondo il trentenne marocchino fermato sabato sera all’aeroporto di Bologna un attimo prima che si imbarcasse su un volo diretto in Marocco, l’uccisione di Lo Cascio non va archiviata come una rapina finita male, un fatto terribile che sarebbe potuto capitare a chiunque fosse passato giovedì sera nei giardini davanti al Tribunale. Lui sostiene che è stato l’esito non voluto di una lite per questioni di soldi: 200 euro che Lo Cascio avrebbe dovuto dargli in cambio di quattro o cinque cessioni di cocaina. Quella sera, aggiunge Abdelghani Ammari, Leonardo si sarebbe fermato per chiedere un’altra dose ma non aveva il denaro per pagarla e nemmeno i 200 euro delle dosi precedenti. Ecco dunque la lite, lo spintonamento tra i due, il marocchino che rompe una bottiglia e trafigge Lo Cascio alla giugulare.
Questa ricostruzione la si ricava da quanto spiegato ieri dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e confermato dall’avvocato difensore del fermato e dai carabinieri.
Questi ultimi però dubitano che sia vera e per questo stanno facendo ulteriori accertamenti sui tabulati telefonici e attendono i risultati dell’autopsia. Aggiungono che nel passato di Leonardo Lo Cascio non ci sono tracce di frequentazioni di spacciatori, mentre di Abdelghani si sa per certo che è un tossicodipendente, già segnalato come tale, anche se non come spacciatore. Tutti elementi che non giocano a favore del marocchino. A favore della sua verità potrebbe invece giocare il fatto che Lo Cascio è sceso dalla Lam blu in via Ferrucci, qualche centinaio di metri prima dell’Art Hotel dove doveva prendere servizio come portiere di notte un’ora dopo. Tra la fermata di via Ferrucci e il distributore Esso c’è un giardinetto dove la sera stazionano effettivamente alcuni spacciatori.
Nelle immagini riprese dalla telecamera del distributore si vede passare prima Leonardo diretto verso il piazzale Falcone e Borsellino e poi a distanza Abdelghani. Sono immagini che si prestano a una doppia lettura: quella di due sconosciuti che camminano sullo stesso marciapiede oppure di uno spacciatore che dice al cliente di andare avanti.
Se anche i nei tabulati telefonici non ci fosse traccia di contatti tra i due, avverte l’avvocato Terranova, non significherebbe per forza che i due non si conoscessero, visto che per comprare droga dagli spacciatori alla fermata del bus non serve necessariamente una telefonata. Tra le due verità c’è una differenza di qualche anno di galera: nel caso di omicidio a scopo di rapina scatterebbero le aggravanti, che invece potrebbero non scattare in caso di un movente e una dinamica diversa (fermo restando che si tratta sempre di omicidio volontario).
I familiari di Abdelghani Ammari sono di fatto barricati nella casa di viale Montegrappa dove lui è passato prima di rifugiarsi da alcuni parenti in Emilia, subito dopo l’omicidio. Al citofono risponde un ragazza che dice che in casa non c’è nessuno: «Siamo distrutti, non abbiamo voglia di parlare». Poi dal terrazzo si affaccia un adulto, forse un fratello, e si ritrae subito. Abdelghani fino a qualche tempo fa lavorava in una tintoria dalle parti dei Gigli dove lavorava anche il padre, poi entrambi hanno perso il lavoro e i genitori sono ritornati provvisoriamente in Marocco, mentre Abdelghani si è un po’ perso. L’hanno fermato per uno scippo, dicono facesse una vita disordinata, quasi sempre fuori casa.
Anche i familiari di Leonardo Lo Cascio ufficialmente non parlano. Di fronte agli sviluppi delle ultime ore dicono soltanto che non hanno intenzione di dare credito alle affermazioni dell’omicida e fanno notare che Leonardo non beveva alcolici e non fumava sigarette, difficile credere che si fosse messo a drogarsi.
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