Sicurezza
L’imprenditoria cinese scommette sui servizi
Il rapporto dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Prato sulle aziende straniere. In calo le società rumene e albanesi a causa della crisi dell’edilizia
PRATO. Corre l'imprenditoria straniera a Prato. Corre ma viaggia a velocità meno sostenute rispetto al passato. Ma soprattutto, mette radici sul territorio. «Un turnover più ridotto e una maggiore capacità di sopravvivere oltre il primo anno di vita devono farci riflettere», sottolinea il presidente della Camera di commercio Luca Giusti. Fatto sta che senza l'apporto di queste 8879 realtà che parlano cinese, marocchino, albanese, romeno, nigeriano e pakistano, così come sono state fotografate dall'ultimo rapporto a cura dell'ufficio studi della Camera di commercio, il tasso di sviluppo delle imprese attive a Prato rimarrebbe senz'altro negativo (-0,9% nel 2016 per gli italiani). Ristorazione e alloggi sono l'unico comparto in cui i pratesi sorridono con un tasso di crescita del 3,7%. E anche se nel 2016 il trend è cresciuto "solo" del 3% rispetto al 2015, di certo l'incidenza delle aziende gestite da cittadini stranieri supera la soglia del 30%, un "unicum" a livello nazionale.
Ormai il mondo del tessile-abbigliamento parla sempre più cinese. Su 5676 imprese a conduzione orientale che risultavano attive all'anagrafe camerale nel 2016 (+4,3% rispetto al 2015), 3529 provenivano dal comparto delle confezioni (+4,5% rispetto al 2015) e 387 si posizionavano lungo la filiera tessile (+6,3%), lasciando intendere un interesse sempre più marcato per il settore della nobilitazione. Ma è nella sfera dei servizi che s'affacciano sempre più prepotentemente gli imprenditori cinesi, con un trend di crescita del 9,2% pari a 356 imprese: decollano le attività immobiliari (120 imprese, +10%), i servizi alla persona (91 imprese, +12,3%) e l'informatica (21 imprese, +16,7%).
La diminuzione del trend di crescita delle imprese straniere ha il sapore di un fenomeno fisiologico. «In ogni caso, oltre la metà delle iscrizioni è riconducibile a imprenditori nati fuori Italia», sottolinea il responsabile dell'ufficio studi Dario Caserta. In calo il trend delle cessazioni d'impresa (-12,6% rispetto al 2015), idem per il tasso di turnover che passa dal 30,5% al 26,2% per le aziende straniere in generale, dal 37% al 32,6% nel caso dei cinesi. «Ma fino al 2010 il turnover era oltre il 50%», sottolinea Caserta. Questo fa pensare a uno sviluppo più equilibrato dell'imprenditoria del Dragone, visto che tra le 8879 imprese straniere attive al 31 dicembre 2016, 2506 risultavano iscritte prima del 2010 e di queste 1179 sono cinesi.
Anche la forma organizzativa è indice di maggiore strutturazione delle imprese. Tra le nuove società nate fra il 2015 e il 2016, 217 (64% del totale) risultano guidate da cinesi. La forma della srl è quella che registra i tassi di crescita più sostenuti (+7,7% in media, +9,8% del caso delle società cinesi) mentre la tipologia della ditta individuale, per quanto preponderante, ha visto una stabilizzazione dei tassi di crescita (+4,2% sia nel 2015 che nel 2016). C'era una volta il miracolo dell'Est. Zero crescita nel 2016 per le imprese rumene e -0,2% per quelle albanesi, complice la crisi dell'edilizia nella quale l'imprenditoria originaria dell'Est europeo è più specializzata. Segno più invece per il tasso di sviluppo delle imprese marocchine (+6,1%), nigeriane (+5,2%) e pakistane (+5,1%).
Quote rosa e imprenditoria cinese vanno a braccetto. A Prato l'impresa orientale è femmina nel 45,5% dei casi nella misura in cui a detenere una carica societaria è una donna mentre all'interno delle altre etnie l'incidenza delle donne è del 23,8%, in ogni caso sempre inferiore al 30% per le realtà imprenditoriali a conduzione italiana. L'identikit dell'imprenditore straniero a Prato scattato dalla Cciaa non sarebbe completo senza un focus sull'età: il titolare ha mediamente 43 anni e 4 mesi se si tratta di un uomo, 42 anni e 11 mesi nel caso di una donna. Il 39,3% delle imprese straniere ha un titolare under 40, con una curiosità: i cinesi sono gli imprenditori più "anziani" tra gli stranieri.
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