Sicurezza
Dal giubbotto abbandonato forse il Dna dell’assassino
Seguendo le tracce di sangue i carabinieri del Nucleo investigativo hanno ricostruito passo dopo passo gli spostamenti dell’omicida di Leonardo Lo Cascio
PRATO. Goccia di sangue dopo goccia di sangue, i carabinieri del Nucleo investigativo hanno ricostruito scena e dinamica dell’omicidio di Leonardo Lo Cascio, il portiere di notte, ammazzato intorno alle 21,30 di giovedì sera nel piazzale Falcone e Borsellino da un balordo che per prendergli lo zainetto con le poche cose che conteneva, ha sferrato un colpo di trincetto alla gola della sua vittima, tranciandogli di netto la giugulare. Secondo investigatori e inquirenti che da oltre quarantotto ore lavorano sul caso senza sosta, la pista accreditata è una sola: una rapina finita in tragedia, un pover’uomo ucciso perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Lo Cascio ha avuto solo il tempo di trascinarsi per qualche metro - come attestano le tracce di sangue lungo il marciapiede - prima di stramazzare lungo il vialetto, accanto alla fermata del bus numero 6 dove una mano pietosa ha deposto un mazzo di fiori. E proprio da quell’ autobus che faceva l’ultima corsa Lo Cascio era sceso pochi minuti prima di incontrare il suo aggressore. Era diretto all’Art Hotel per fare il suo lavoro e ironia della sorte, quell’uomo semplice e pacifico, non avrebbe nemmeno dovuto essere di servizio: i suoi turni in albergo erano venerdì e sabato notte. Ma l’hotel l’aveva richiamato perché un collega aveva dato forfait.
Scena del crimine vasta e complessa quella analizzata dai militari che sono riusciti a ripercorre, praticamente metro per metro, le azioni scoordinate dell’omicida immediatamente dopo il delitto. Imbrattato di sangue, l’assassino si è allontanato dalla sua vittima percorrendo il vialetto del piazzale in direzione viale della Repubblica. Ha attraversato la strada fino ad arrivare all’imbocco di via Catani, praticamente di fronte. Quel tragitto era segnato da tracce di sangue seguite, goccia dopo goccia, dagli investigatori. L’assassino se ne deve essere reso conto, per questo mentre camminava si è tolto un giubbotto e il maglione e li ha buttati in uno dei bidoni del condominio ad angolo. E’ lì dentro che gli investigatori hanno recuperato gli indumenti intrisi del sangue della vittima ma che potranno dare molte informazioni anche sul suo assassino. Il sostituto procuratore Egidio Celano che coordina le indagini assieme al procuratore capo Giuseppe Nicolosi affiderà l’incarico di una perizia a un genetista che avrà il compito di scoprire le tracce di Dna su quei vestiti.
Forse in preda all’alcol o alla droga, l’omicida ha di nuovo attraversato viale della Repubblica in direzione del distributore Esso, prima di raggiungerlo si è disfatto del portafogli con dentro pochi euro, gettandolo nella campana del vetro. E lì è stato trovato. Questa volta, però, l’operazione è stata ripresa dalla telecamere, numerose, installate sulla copertura della stazione di rifornimento (le immagini non chiarissime lo ritraggono però di fronte), all’ingresso della banca Credem e davanti a un altro ufficio. L’uomo ha poi proseguito la sua fuga in direzione viale Montegrappa uscendo dal campo d’azione degli occhi elettronici.
La caccia all’uomo è serrata e i carabinieri proseguono a sentire i tanti testimoni che si sono trovati poco prima o subito dopo sul luogo del delitto. Manca invece il teste “chiave” quello che potrebbe dare la svolta decisiva. Il cellulare che Lo Cascio aveva nello zainetto e che tutt’ora manca all’appello, secondo gli investigatori è una “pista morta”. E’ spento da giovedì sera e certamente non verrà riacceso.
Cristina Orsini
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