La protesta
Da un giubbotto sporco di sangue forse il Dna dell'assassino
Prato, l'indumento è stato recuperato dai carabinieri sotto un cespuglio di piazzale Falcone e Borsellino. Una telecamera ha ripreso la fuga dell’uomo che ha ucciso il trentottenne Leonardo Lo Cascio
PRATO. L’assassino di Leonardo Lo Cascio non ha ancora un nome né un volto. Al momento è una sagoma scura che si allontana nella notte togliendosi di dosso i vestiti insanguinati. L’immagine è stata fissata da una telecamera di sorveglianza vicino al luogo del delitto, che è stata recuperata dai carabinieri del Nucleo investigativo e rappresenta il principale elemento, ufficialmente, in mano agli investigatori. Assieme a un altro, che potrebbe garantire la "svolta": in un cespuglio di piazza Falcone e Borsellino, i militari del Nucleo investigativo hanno recuperato un giubbotto con alcune macchie di sangue. Probabilmente appartiene all'assassino che si è spogliato di alcuni indumenti e della refurtiva (il portafogli anche quella macchiato di sangue recuperato dentro una campana del vetro) mentre scappava. Se così fosse, se le macchie di sangue risulteranno della vittima, l'indumento potrebbe dare informazioni vitali anche sull'assassino, in particolare l'esame del Dna.
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Ma la mattina di venerdì 31 marzo, dopo una notte in gran parte insonne per chi lavora al caso, il procuratore capo Giuseppe Nicolosi ha messo qualche punto fermo sul caso del trentottenne che gli hanno ucciso praticamente “sotto casa”. Parlando nell’ufficio al terzo piano dal Palazzo di giustizia, dal quale si vede l’intera scena del delitto, Nicolosi ha fatto capire che l’unica ipotesi rimasta in campo è quella della rapina finita male.Un elemento che sgombra il campo da ipotesi alternative come quella di un regolamento di conti o di una rissa tra balordi. Ma che rappresenta anche un ulteriore motivo di preoccupazione: poteva succedere a chiunque.
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Secondo quanto ricostruito dai carabinieri agli ordini del colonnello Grandini e del capitano Vitantonio Sisto, Leonardo Lo Cascio avrebbe raggiunto in bus il piazzale Falcone e Borsellino per poi raggiungere a piedi l’Art Hotel Museo di viale della Repubblica, sul retro del Centro per l’arte contemporanea, dove doveva prendere servizio alle 22,30 come portiere di notte. Davanti al Tribunale però Lo Cascio ci è arrivato molto prima, intorno alle 21.30, forse perché l’ultimo bus della Lam blu ferma lì alle 21,13. L’omicidio sarebbe avvenuto subito dopo. Un’aggressione iniziata sul marciapiede in prossimità dell’altra fermata del bus, quella che fa servizio verso Capalle. Lo Cascio potrebbe aver reagito al tentativo di rapina ed è stato colpito con un’arma da taglio al collo, un unico fendente che lo ha raggiunto alla giugulare e per il quale è morto dissanguato nel giro di un paio di minuti. È riuscito a camminare barcollando per una ventina di metri e si è accasciato accanto a un albero.
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Una morte orribile a due passi dal traffico che ha continuato a scorrere lungo il viale della Repubblica fino a quando una telefonata anonima, alle 21.50, ha segnalato la presenza del cadavere ai carabinieri. Secondo il medico legale Brunero Begliomini che farà l’autopsia, l’arma usata, che non è stata ritrovata, potrebbe essere un trincetto. Mentre il trentottenne esalava l’ultimo respiro, il suo assassino si allontanava portando via lo zainetto della vittima, che è stato trovato dai carabinieri a poca distanza, mentre il portafoglio, coi documenti ma senza i soldi, è stato trovato in un cassonetto. È stato ucciso per pochi spiccioli, dieci o venti euro. All’appello, oltre all’arma, manca il telefono cellulare di Lo Cascio.
Le immagini recuperate dai carabinieri non riprenderebbero il momento dell’aggressione, ma quello della fuga, con l’assassino che cerca di liberarsi degli indumenti probabilmente insanguinati. «È un caso che potrebbe anche risolversi presto - si è sbilanciato il procuratore capo Nicolosi - ma servirà un po’ di fortuna». Quella fortuna che certo non ha avuto Lo Cascio. Gli inquirenti sembrano convinti che il killer non sia un rapinatore “professionista”, soprattutto perché uno del genere non perde la testa arrivando a uccidere per pochi spiccioli. Più facile che sia uno sbandato, forse nemmeno lucido al momento del fatto, che si è lasciato prendere la mano trasformando una “normale” rapina in una tragedia al momento incomprensibile.
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