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I pratesi che fanno causa a BpVi

I pratesi che fanno causa a BpVi

Azioni azzerate: per ora sono una ventina, altre decine di soci sono in attesa. Ecco le loro ragioni

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PRATO. Nel giorno in cui la Banca popolare di Vicenza chiude il bilancio 2016 con un rosso di 1,9 miliardi e fa i conti dei soci risparmiatori che hanno accettato la proposta di transazione in cambio della rinuncia a fare causa alla banca sul pasticcio delle azioni azzerate (si puntava all’80%, siamo arrivati al 68,7% delle azioni), sono almeno una ventina i soci pratesi che invece quella causa l’hanno già intentata. E altre decine (tra i 30 e i 40) che si apprestano a farlo. Sono tutti assistiti da un pool di quattro avvocati pistoiesi per conto di Confconsumatori (Alessandro Fagni, Ilaria Valentini, Stefano Bonacchi e Lorenzo Baronti), e da qualche giorno la speranza di essere in tutto o in parte risarciti, che sembrava al lumicino, è tornata a farsi forte, grazie a una recente sentenza del giudice civile veronese Massimo Vaccari che ha dato ragione a un risparmiatore ordinando a BpVi di risarcire circa 40.000 euro oltre interessi per l’acquisto di azioni che poi il cliente non ha potuto rivendere prima del loro azzeramento (da 62,5 euro a 10 centesimi). «Al momento abbiamo in ponte due cause collettive per una ventina di risparmiatori - spiega l’avvocato Alessandro Fagni - ma a differenza di quanto hanno fatto nel Veneto, noi ci siamo rivolti al Tribunale delle imprese di Firenze, che ha la competenza in materia. Le cause sono iniziate da un mese e le prossime udienze dovrebbero essere celebrate a giugno e a luglio». È la testa di ponte di un piccolo esercito pratese che si appresta a dare l’assedio alle casse della Popolare, tutta gente che non si è fatta ammaliare dalle sirene del risarcimento di 9 euro per azione promesso a chi avesse deciso di non rivolgersi al giudice. Per molti di loro non sono in gioco i risparmi di una vita, sono quelli che hanno acquistato il pacchetto minimo di 100 azioni e hanno visto svanire un capitale di 6.250 euro. Altri chiedono indietro alcune decine di migliaia di euro e solo in pochi casi (in genere aziende) si superano i 100.000 euro. «Sono un centinaio i soci che si sono rivolti a Confconsumatori - fa il punto l’avvocato Fagni - e oltre ai 20 che hanno iniziato la causa civile ce ne sono da 30 a 40 che hanno intenzione di farlo. Noi studiamo posizione per posizione. La normativa in materia ci impone di fare un tentativo di conciliazione presso l’Organismo di mediazione forense, al quale di solito la Popolare di Vicenza non si presenta. O meglio, si collega in videoconferenza dalla sede centrale e dice di non aderire alla conciliazione». La proposta di transazione lanciata a gennaio da BpVi in teoria avrebbe dovuto disinnescare molte posizioni. «E invece da quando è uscita quella proposta abbiamo registrato un aumento di richieste. Alcuni dicono che è un’offerta ridicola e sono molto arrabbiati». Tre i profili che i legali di Confconsumatori solleveranno davanti al giudice: la violazione dei doveri informativi (cioè l’aver fatto passare le azioni per titoli sicuri e rivendibili in qualsiasi momento); l’errata “profilazione” del cliente (fatto passare per più esperto di quello che è); il bilancio 2012/2013 censurato da Banca d’Italia.

Paolo Nencioni

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