Sicurezza
La lezione di Giangrande agli studenti
Anche il ministro della Pubblica istruzione Fedeli all’istituto Rodari, il maresciallo: «Bisogna ripristinare il servizio di leva»
PRATO. Gli studenti ascoltano in silenzio. Sono attenti alle parole pronunciate dal maresciallo Giuseppe Giangrande che ieri mattina era ospite presso l'isituto scolastico Rodari per trattare il tema della legalità. Si tratta di uno degli appuntamenti che il carabiniere, ferito nella sparatoria di quasi quattro anni fa a Roma mentre prestava giuramento il governo Letta, sta portando in giro per la Toscana grazie all'Arma dei carabinieri. «Che - sottolinea Giangrande - da quel giorno non ha mai abbandondato un momento me e mia figlia Martina». Parla di legalità il maresciallo dei Cc e nell'occasione presenta il libro che racconta la sua storia, "Il prezzo della fedeltà" del colonnello Roberto Riccardi. Un volume edito dalla Mondadori il cui ricavato andrà tutto in beneficenza. Accanto a Giangrande c'era il ministro della pubblica istruzione Valeria Fedeli che ha voluto essere presente, nonostante gli impegni. Il ministro appena arriva saluta i cronisti che la attendono fuori dalla scuola e velocemente si dirige verso Giangrande all'interno dell'isituto. Gli si avvicina, lo accarezza dolcemente e gli dà un bacio sulla guancia. Si intrattiene a parlare con lui e con la figlia e non mancano anche alcune battute. Poi inizia la "lezione", che ne vale mille di quelle ordinarie. Il maresciallo fa un sunto della sua storia, da quando entrò alla scuola carabinieri ad Iglesias fino al giorno del ferimento.
«Il prossimo mese - dice - fanno quattro anni dal mio incidente. Sì, lo chiamo incidente. Quando prestiamo giuramento sappiamo che ci può accadere qualcosa. La vita la possiamo scegliere ma il destino no. Nonostante tutto, mi sento l'uomo più fortunato del mondo: ho servito lo Stato e ho mia figlia Martina che mi dà la forza di andare avanti». Nel corso del suo intervento Giangrande ricorda più volte Martina, che mai lo ha lasciato solo, nemmeno per un attimo. Una ragazza che ha provato forte il dolore: pochi prima mesi della sparatoria al padre Martina aveva perso la mamma. «Sapete - ha detto il maresciallo agli studenti - ogni tanto riguardo i fotogrammi di quanto successe quella domenica di aprile. Da quel giorno è iniziato il mio calvario con quasi 27 mesi intervallati passati in ospedale. Nel libro "Il prezzo della fedeltà" c'è la mia storia, la fedeltà che ho giurato alla Costituzione».
Il maresciallo Giangrande si è soffermato anche sul servizi di leva. «Io, a 17 anni e 5 mesi, che credo sia la vostra età circa, mi sono trovato alla scuola allievi carabinieri di Iglesias, dove c'erano pochi diritti e tanti doveri, perché c'era una ferrea disciplina militare. Questa - ha precisato - porta anche a forgiare l'uomo. Non rimpiango nulla di quello che ho fatto, di come mi hanno forgiato il carattere, perché alla scuola ci si forgia il carattere, e allo stato attuale, è bene che ripristinino il servizio militare in modo da far veder ai giovani che la vita militare può farli maturare. Non ci sono soltanto hi-tech, i-pad, iPhone, Pokemon che devono essere catturati, ma ci sono altri valori. Ci sono i valori della famiglia, nei confronti degli insegnanti, ci sono i valori che debbono essere rispettati che sono nei confronti della società che ci circonda».
Il ministro Valeria Fedeli ricorda bene quel giorno di aprile in cui ci fu l'attento all'esterno di Palazzo Chigi. «Ero vice presidente del Senato - rammenta - E stavano prestando giuramento i ministri del governo Letta. Quella scena fuori dal Palazzo non potrò mai dimenticarla. E non dimentico le parole di Martina poche ore dopo l'attentato quando disse che il papà le aveva insegnato ad amare le istituzioni. Quell'uomo, che le istituzioni le ha difese fino in fondo. Il maresciallo Giangrande è un esempio di forza e coraggio e oggi che siamo qui a parlare di legalità penso che questa sia la precondizione alla cittadinanza democratica». Poi il ministro cita papa Francesco nel suo discorso di sabato a Milano quando rivolgendosi ai cresimandi chiede loro di promettere di non fare mai atti di bullismo. «La legalità - sottolinea il ministro - vuol dire stare dentro alle nostre leggi». Anche il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Tullio Del Sette ha portato il suo saluto rimarcando quanto grande sia stata la voglia di vivere e l'amore per la vita di Giangrande. Infine, un breve saluto di Martina rivolto agli studenti: «Se avete un sogno portatelo avanti, sempre e comunque».
Azelio Biagioni
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