Sicurezza
La benedizione a scuola? Sì, no, forse
Ci sono dirigenti che non gradiscono, altri che lasciano liberi studenti e insegnanti, altri che non hanno mai ricevuto visite
PRATO. La benedizione pasquale nelle scuole diventa un caso. Il motivo? Perché la scuola rivendica la sua laicità e nelle classi ci sono alunni di credi diversi. Ecco allora che alcuni presidi preferiscono che l'acqua santa rimanga fuori dal loro istituto. Come all'istituto "Gandhi" dove è stato chiesto di non far impartire la benedizione come sempre fatto. Le motivazioni le abbiamo chieste alla collaboratrice del dirigente, la dottoressa Claudia Poli. Che così risponde: «Nell' ottica della più ampia collaborazione, il dirigente ha concordato con il parroco di Galciana una visita alle scuole in cui instaurare un dialogo fra sacerdote e alunni fondato sul domanda-risposta. Ciò è in linea con esperienze precedenti come per esempio la visita del vescovo di Prato a dicembre 2016 nel nostro Istituto». Ma veniamo ai fatti. Il parroco di Galciana, don Luca Rosati, manda, come tutti gli anni, l'invito alla scuola per recarsi presso l'isituto e dare la benedizione pasquale. Quest'anno però riceve una telefonata dove gli viene spiegato che la sua presenza è ben accetta ma senza impartire la benedizione. Insomma, il prete sì ma l'acqua santa no. Motivazione che non è piaciuta ad una mamma che ha segnalato l'episodio. «Lo faccio sempre - spiega il sacerdote - di andare nelle scuole come nelle famiglie per la benedizione in vista della Pasqua. E' anche un modo per me di salutare i ragazzi e portare la benedizione del Signore, che è un messaggio di pace. Qualche giorno fa ho ricevuto una telefonata dalla scuola dove mi veniva chiesto di non impartire la benedizione». Don Rosati, ieri mattina, è quindi andato all'istituto Gandhi dove ha incontrato gli studenti e ha parlato loro della Pasqua ma senza compiere il gesto della benedizione. Ma non sono nuovi casi del genere: nella Valle del Bisenzio da un paio di anni ad un parroco viene chiesto di benedire fuori dal plesso scolastico, altre scuole "vietano" del tutto il rito. Questo, pare, per rispettare le varie espressioni religiose. Problemi che fino a qualche anno fa non esistevano. Ora invece in nome del rispetto religioso c'è da stare attenti anche a realizzare il presepe. Da ribadire, comunque, che la benedizione è diretta alle famiglie, non a quattro muri. E che i singoli parroci decidono spontaneamente se andare o meno in scuole, negozi, fabbriche. Dalla diocesi fanno sapere che è comunque importante che la scuola apra le porte ai sacerdoti per un incontro con i ragazzi e dove può nascere un bel confronto. Abbiamo sentito qualche scuola a campione per capire come funzionano le cose altrove. All'istituto Malaparte non è ancora stata fissata la data della benedizione pasquale, che, comunque, ci sarà. «Il rito - spiega la dirigente scolastica Paola Toccafondi - si svolgerà al piano terra della scuola lasciando agli insegnanti e agli alunni la libertà di parteciparvi o meno». Il professor Stefano Pollini è il preside dell'istituto "Convenevole". «Da noi non si è mai posto questo problema - racconta il dirigente scolastico - alle scuole medie il sacerdote è sempre venuto nel pomeriggio durante l'orario extrascolatico quando gli alunni non ci sono. A quell'ora prestano servizio il personale d'ufficio e i custodi. Alla primaria il prete non è mai venuto». Stesso discorso per l'istituto Buzzi: «Non sorge il problema - ammette il preside Erminio Serniotti - il sacerdote per la benedizione non è mai venuto».
Azelio Biagioni
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