Gioco
«Aiutiamo i nostri ragazzi a conoscere tutte le religioni»
PRATO. L'eterna querelle delle benedizioni pasquali all'interno degli edifici scolastici diventa tutti gli anni una questione scivolosa per i presidi che, in un modo o nell'altro, finiscono sempre...
PRATO. L'eterna querelle delle benedizioni pasquali all'interno degli edifici scolastici diventa tutti gli anni una questione scivolosa per i presidi che, in un modo o nell'altro, finiscono sempre per scontentare qualche genitore. «In questi casi, ci muoviamo sempre sul filo del rasoio», spiega la dirigente scolastica Sandra Bolognesi che guida l'istituto comprensivo "Filippino Lippi" e "Don Milani". Dove quest'anno il parroco non s'è visto, né per la benedizione pasquale né per la visita pastorale. Taglia corto la preside: «Perché dovrei? Non mi è arrivata nessuna richiesta dei genitori». Il rito, in altre parole, non è per nulla scontato. La normativa, a tal proposito, è chiara. La preside s'appella al concordato tra Stato e Chiesa del 1984 in base al quale "l'insegnamento della religione deve avvenire come fatto culturale e non rituale" (articolo 9). Niente benedizioni pasquali dunque come rito o atto di culto religioso. Ma proprio ieri è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato secondo il quale le benedizioni a scuola, fuori dall'orario delle lezioni, sono legittime: lo ha stabilito il Consiglio di Stato ribaltando la sentenza con cui il Tar dell'Emilia Romagna, accogliendo il ricorso presentato da alcuni insegnanti e genitori e dal comitato 'Scuola e Costituzione', aveva annullato la delibera del Consiglio di istituto di una scuola bolognese che, nel 2015, aveva autorizzato la benedizione pasquale nei plessi scolastici.
«Noi cerchiamo di trovare un modo che rispetti le sensibilità di tutti, grazie anche al valido lavoro degli insegnanti di religione che s'inserisce in un orizzonte di intercultura - sottolinea la preside Bolognesi - Periodicamente organizziamo visite alla Sinagoga o al tempio buddista cinese, favorendo una dimensione inclusiva dell'insegnamento della religione in classe perché il compito della scuola è ricercare ciò che unisce e non divide».
Maria Lardara
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