Il Tirreno

Prato

Il torrente Furba invaso dai sacchi neri

I sacchi neri rimossi dal torrente Furba
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I sacchi neri rimossi dal torrente Furba

Il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti: "Chiederò al Prefetto la convocazione del tavolo di sicurezza e ordine pubblico. E' un attentato al nostro patrimonio paesaggistico e ambientale"

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CARMIGNANO. La piaga biblica dell'invasione dei sacchi neri non tormenta ormai solo Prato ma anche tutti i comuni e anche le province confinanti. Sabato 25 il sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le immagini della rimozione dei sacchi neri gettati all'interno del torrente Furba. Nel suo post il sindaco Prestanti annuncia anhce l'intenzione di indirizzare una lettera, insieme al sindaco di Poggio a Caiano Marco Martini, al prefetto di Prato perché convochi il tavolo di sicurezza  e ordine pubblico per affrontare il problema. Questo il testo del post del sindaco Prestanti.

"Ringrazio tutte le autorità e gli enti che si sono attivati per rimuovere i rifiuti gettati all'interno del torrente Furba.
Però non basta, questo secondo episodio verificatosi in meno di 10 giorni provoca una grande rabbia e frustrazione, siamo davanti non solo ad un reato ambientale gravissimo, ma soprattutto ad un "attentato" alla salubrità e alla bellezza del nostro territorio.

L'amministrazione comunale farà la sua parte, con i nostri vigili e ausiliari per controllare le aree a rischio, con la predisposizione di fototrappole per tentare di individuare gli autori degli abbandoni, ma da soli non basta.
Credo, che siamo davanti ad un fenomeno enorme che richiede l'aiuto e la collaborazione di tutti, tutte le istituzioni, autorità e tutti i cittadini.


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Stamani sono stato alla locale caserma dei carabinieri per fornire tutte le informazioni necessarie per sporgere denuncia verso i trasgressori, lunedì assieme al sindaco di Poggio scriveremo ufficialmente alla Prefettura di Prato per chiedere la convocazione del tavolo sicurezza e ordine pubblico alla presenza di tutte le autorità di sicurezza per chiedere di indagare e prevenire questo fenomeno.
 

In gioco, non c'è solo il decoro del nostro territorio, ma il rispetto di basilari regole di convivenza e soprattutto la salute del principale "bene comune" l'ambiente. Una battaglia che non ha confini amministrativi, una battaglia che non ha colori e bandiere politiche, una battaglia di civiltà che riguarda ognuno di noi".

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