Il dolore
Calissi: «Hanno “vociato” per un diritto normale»
PRATO. Massimo Calissi, ex presidente del Centro di Galceti, espone le sue riflessioni sul caso dei rifugiati e del Wi-Fi. «Riflettevo sull'ipocrisia. Di chi aspetta un evento anche banale per dire...
PRATO. Massimo Calissi, ex presidente del Centro di Galceti, espone le sue riflessioni sul caso dei rifugiati e del Wi-Fi. «Riflettevo sull'ipocrisia. Di chi aspetta un evento anche banale per dire quello che non ha il coraggio di dire: che quei "neri" non gli vogliamo- afferma Calissi - . La "caciara" nata sulla mancanza di Wi-Fi tra i rifugiati di Prato non ha provocato danni, nessuno ha rotto nulla, nessuno ha usato violenza. Hanno vociato. Il perché che sfugge ai tanti è che questa gente è scappata dalle guerre che anche il nostro Paese finanzia vendendo armi. E che fa sì che i loro parenti restino la dove c'è la guerra. E riuscire a parlarci o mandare messaggi è la cosa più banalmente umana che ci sia. La chiedono le mamme apprensive per i loro figli a scuola, tra le grinfie di quei professori cattivissimi! Ma no figurati! Si preferisce dar voce ai fascisti ed ai razzisti per cui chi vocia non ha diritti. Anzi chi non è italiano non ne ha. Io sotto casa ho un circolo sportivo. A sera dopo la partita se c'è stato o non c'è stato un rigore si riuniscono sul marciapiedi e…vociano. Però son tutti bianchi ed anche se rompono le scatole nessuno chiama la polizia».
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