Lutto
Diossina, i Comitati non si fidano «Perché assolvere l’inceneritore?»
Il Coordinamento per la salute della Piana chiede al sindaco di non accontentarsi delle spiegazioni Il campo tra l’impianto di Baciacavallo e le case era coltivato a granturco: che fine ha fatto il mais?
PRATO. I Comitati non si fidano, e si fidano poco anche i residenti. All’indomani della nota dell’Arpat che annuncia la presenza di diossina oltre i limiti di legge alle Fontanelle, intorno al piazzale del Palasaccio, il Coordinamento dei comitati per la salute della piana di Prato e Pistoia torna a puntare l’indice sull’inceneritore di Baciacavallo, che dista solo poche centinaia di metri dal punto dove sono stati effettuati i campionamenti del terreno.
«Ancora una volta l’Arpat - accusa il Coordinamento - nonostante l’ennesima conferma di un pesante inquinamento ambientale da diossine e furani nell’area di ricaduta dell’inceneritore di Baciacavallo, continua a negare che tale inquinamento provenga dall’inceneritore, di fatto l’unica fonte certa e accertata di emissione di tali inquinanti».
I Comitati ricordano che anni fa, in seguito alle indagini effettuate dall’Istituto zooprofilattico sperimentale Emilia Toscana, «emerse che sul campione di carne di pollo preso nel territorio pratese, in area di ricaduta dell’inceneritore di Baciacavallo, il valore registrato di diossine e Pcb era di oltre 40 volte superiore al limite di legge, risultati poi confermati da un campionamento autofinanziato». Risultati però contestati dalla stessa Arpat.
«Quindi ci spieghi Arpat - incalza il Coordinamento - come può sostenere che tale inquinamento non proviene dall’inceneritore. Ci spieghi perché non ha mai fatto indagini conoscitive sulle “sorgenti emissive limitrofe”. Ci dica a quale modello diffusionale delle ricadute delle emissioni si riferisce per escludere che tale contaminazione sia causata dall’inceneritore. Ci informi su dove ha pubblicato i rapporti di prova dei campioni prelevati». E infine un monito per il sindaco: «Ci confermi il sindaco se intende assolvere al suo compito di tutela della salute pubblica o se, ancora una volta, si accontenta della promessa di ulteriori studi e approfondimenti».
Dando un’occhiata al piazzale “incriminato” ci si rende conto che, a prescindere dall’origine dell’inquinamento, i timori sono fondati. I prelievi di terreno sono stati fatti a poche decine di metri dalle abitazioni, e quello dove si registrano i valori più alti è proprio all’ingresso di uno dei palazzi. Inoltre il campo che separa le abitazioni dal depuratore di Baciacavallo è tutt’altro che incolto, come era stato detto in un primo momento. «L’anno scorso ci cresceva il granturco» racconta una residente. Ad onor del vero, stando ai dati dell’Arpat, l’unico campionamento che ha dato valori più bassi di diossina, nel punto 6, è proprio al limitare del campo. Ma viene da chiedersi: che fine ha fatto quel mais, e quello che ci è stato coltivato in precedenza?
Quanto ai venti che disperdono le emissioni dell’inceneritore di Baciacavallo, l’Arpat dice che soffiano prevalentemente in altre direzioni, ma stando ieri pomeriggio davanti al palazzo più vicino al campo, si poteva facilmente notare che il vento soffiava proprio nella sua direzione, come sa chiunque abiti in questa zona. Ieri soffiava il Grecale, quando soffia la Tramontana la ricaduta si sposta di qualche centinaio di metri.
«D’estate la puzza si sente eccome - racconta una residente - Ma ci preoccupano anche le fabbriche che abbiamo alle nostre spalle». Anche se in quel caso il vento di tramontana è un vantaggio.
Il Comune dice di avere le mani legate. «C’è stata una Conferenza dei servizi sui risultati delle analisi dell’Arpat - spiega l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi - Noi dipendiamo dalle determinazioni che vorrà prendere l’Azienda sanitaria». Che per ora si è limitata a dire che verranno fatte verifiche sul campo e poi si prenderanno decisioni.
Di sicuro quell’area dovrà essere bonificata e il cerino probabilmente rimarrà in mano al Comune perché l’operazione costa parecchio e difficilmente si riuscirà a scoprire chi ha portato la diossina fino al limitare dei giardini dove ora giocano i bambini.
Paolo Nencioni
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