Attenzione
Diossina alle Fontanelle: è allarme
Preoccupanti risultati di un’indagine dell’Arpat, che però “assolve” l’inceneritore di Baciacavallo. Ecco le altre ipotesi
PRATO. Una concentrazione di diossine e furani superiore al limite previsto per terreni a uso verde pubblico e residenziale è stata rilevata dall'Arpat lo scorso mese dicembre nel piazzale del Palasaccio, una traversa di via Roma alle Fontanelle. Lo ha reso noto ieri l'Agenzia regionale per la protezione ambientale. I valori rilevati sono inferiori a quelli previsti per i suoli a destinazione industriale ad eccezione di uno dei cinque punti di prelievo, dove ci sono concentrazioni maggiori e vengono superati sia i limiti per aree verdi che quelli per le aree industriali.
Al momento non è stata individuata l’origine dell’inquinamento, ma l’Arpat ipotizza che si possa far risalire alla realizzazione del piazzale. Siccome le diossine sono state trovate fino a una profondità di 50 centimetri e «considerando che hanno un'alta affinità con il suolo in quanto si legano alla frazione organica e non migrano in profondità nel terreno, la loro presenza a profondità di 50 centimetri è verosimilmente indice di movimentazione del terreno che è stato rimodellato probabilmente in occasione dell'urbanizzazione dell'area».
«Le diossine - spiega ancora l'Arpat - possono essere presenti nel suolo in seguito a deposizioni atmosferiche, anche a causa di incendi e pratiche agronomiche, spandimento di fanghi e compost, sedimenti provenienti da esondazioni, erosione e trasporto da aree contaminate».
L’Arpat aveva campionato il terreno già nel maggio 2015 riscontrando il mancato superamento del limite previsto per aree ad uso commerciale e industriale. A dicembre 2016, come detto, sono state fatte le altre analisi con un risultato preoccupante.
«Nell'area - dice Arpat - è presente una struttura industriale dismessa, dove in precedenza presumibilmente veniva svolta anche attività di carbonizzo dei tessuti, ed è presente anche la cosiddetta “Gora del Palasaccio”, nella quale scaricavano i propri reflui le attività industriali». Secondo l'Arpat «non si può escludere che la contaminazione riscontrata sia dovuta a riporti di terreno, a pratiche di abbruciamenti sul suolo di materiali di risulta del cantiere edile per l'urbanizzazione, alla conduzione dell'ex carbonizzo oppure ad esondazioni della suddetta Gora».
Ma intanto viene assolto il principale “sospettato”, l’inceneritore di Baciacavallo che dista solo poche centinaia di metri: «L'ipotesi che i valori anomali di diossine riscontrati nell’area Palasaccio possano essere attribuiti alle emissioni dell’inceneritore di Baciacavallo non è verosimile, in quanto un'emissione da un camino dovrebbe dare origine ad una ricaduta dei contaminanti sul suolo diffusa e non puntuale come quella verificata in piazzale Palasaccio. Inoltre tale zona, posta ad una distanza di circa 700 metri a su-ovest rispetto all'inceneritore, risulta interessata dalle ricadute dell'inceneritore solo in modo marginale. Lo studio diffusionale delle ricadute delle emissioni provenienti dall'inceneritore di Baciacavallo prevede una distribuzione dei contaminanti prevalentemente all'interno dell'area di pertinenza dell'impianto nonché in direzione nord-ovest e sud-est, dove sono stati riscontrati valori bassi di diossine nel terreno. Nel corso del 2016, è stata iniziata una campagna di campionamento, tutt'ora in corso, per monitorare le ricadute di inquinanti dall'inceneritore di Baciacavallo, con posizionamento di deposimetri nelle zone di massima ricaduta. Sono in corso ulteriori indagini per individuare la fonte di contaminazione e le responsabilità di bonifica. Della situazione è stata informata la Asl per valutare la necessità di eventuali provvedimenti di contenimento della esposizione della popolazione».
Il Dipartimento di prevenzione dell’Asl fa sapere che farà una valutazione sul campo e proporrà provvedimenti al Comune.
Anche l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi propende per l’ipotesi che la diossina sia legata alla realizzazione del parcheggio. Il Comune sta cercando di rintracciare chi ha lavorato in quel cantiere e gli operai che hanno lavorato nel vicino carbonizzo. È probabile che non sapremo mai chi ha portato la diossina alle Fontanelle, ed è altrettanto probabile che alla fine toccherà al Comune accollarsi i costi della bonifica, un’operazione molto dispendiosa, ma che bisognerà fare per tutelare la salute di chi abita nella zona.
Paolo Nencioni
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