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Prato

Le voci del corteo «Abbiamo il diritto di essere felici»

Le voci del corteo «Abbiamo il diritto di essere felici»

Giovani e anziani in coro contro tutte le mafie «La battaglia non è ancora vinta, uniti ce la faremo»

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PRATO. Perché è importante essere qui oggi e dire no alla mafia? Lo abbiamo chiesto ad alcuni di quelli che hanno partecipato alla marcia in memoria delle vittime della mafia. Ecco le loro risposte.

Francesco Risti, 20 anni, dal Mugello: «Era d'obbligo venire a Prato oggi. A spingermi è stata la voglia di cambiare, riuscire a combattere la diffidenza e superare questa situazione. Perché, può sembrare una frase fatta ma è la realtà, così non si può continuare».

Grazia D'Onofrio, 30 anni, da Empoli: «Dire no alla mafia è una questione di coscienza e un impegno attivo che noi tutti dobbiamo assumerci nei confronti di tutte quelle quasi mille vittime di cui oggi sono stati ricordati i nomi».

Laura Capuozzo, da Prato: «Le vittime della mafia storicamente ci sono da molto tempo e nel corso degli anni, invece di diminuire, sono aumentate. Un motivo in più per continuare a lottare ancora oggi. Perché purtroppo la mafia non è ancora stata sconfitta».

Silvia Sansoni, da Prato: «Ognuno di noi deve dare il suo contributo nel concreto per combattere la mafia. La mafia purtroppo infatti esiste dappertutto e tutti, nel nostro piccolo, dobbiamo fare quello il possibile per sconfiggerla».

Gabriele D'Italia, 20 anni, da Palermo: «Le giornate come quella di oggi sono una dimostrazione che le cose sono cambiate rispetto al passato e che stanno continuando a cambiare. Nel combattere la lotta contro la mafia infatti più siamo e meglio è».

Federica Volpe, 53 anni, di Castagneto Carducci: «Partecipare a questa giornata di ricordo delle vittime della mafia è un monito ad essere attenti a cogliere anche vicino a noi, nelle nostre realtà, quei segnali che spesso sono sottovalutati ma che a volte, sotto la cenere, nascondono focolai di illegalità».

Alessandro Braggo, 33 anni, di Grosseto: «La mafia è qualcosa di orribile. Una sopraffazione continua. È una limitazione della libertà degli esseri umani inaccettabile. Ogni uomo ha infatti un diritto sacrosanto, che è quello di essere libero e gioioso e non di fare quello che un'altra persona, per prepotenza, lo obbliga a fare».

Roberta Giorgi, 44 anni, di Grosseto: «È bello vedere tanti ragazzi qui oggi per dire no alla mafia. È a loro che dobbiamo passare il testimone, affinché continuino questo percorso fino a che non ce ne sarà più bisogno. Perché la memoria è una cosa che altrimenti si perde».

Maria Flaminia Bari, 18 anni, di Siena: «Ascoltando l'elenco dei nomi letti, ci si rende conto che le vittime della mafia sono davvero tante e che purtroppo la mafia oggi esiste ed è una cosa molto radicata. È importante ricordare oggi quelle persone che hanno perso la vita lottando e farlo in un modo che sia anche allegro, che dà speranza».

Marisa Mori, 56 anni, di San Casciano Val di Pesa: «L'unione fa la forza e condividere tutto questo, tutti insieme, è uno dei mezzi che abbiamo per sconfiggere la mafia. È bello vedere che oggi ci sono tanti ragazzi. Spero tanto che la loro generazione faccia meglio della nostra in futuro».

Giovanni Gallori, 57 anni, di Pisa: «La mafia, insieme alla corruzione, è il cancro del nostro Paese. Non solo per le vittime che fa ma anche perché, attraverso la concorrenza sleale, impoverisce i territori. Quello di oggi è un momento formativo, soprattutto per i più giovani, che hanno bisogno di eroi positivi, come le persone che oggi ricordiamo, che hanno perso la vita per essersi opposte alla mafia».

Lorenzo Rossi, 25 anni, di Prato: «È importante non restare indifferenti e cercare ognuno di fare il più possibile, per combattere la mafia. Perché mettendo insieme tanti piccoli si fa qualcosa di grande».

Michela Turano, 25 anni, di Lucca: «È importante metterci la faccia, soprattutto vedendo quanti sono i nomi delle vittime della mafia che sono stati letti oggi. Se ognuno di noi scende in piazza e si dà da fare in prima persona magari qualcosa cambia».

Fabrizia Prota

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