Il Tirreno

Prato

L’urlo degli studenti contro le mafie «Non ci pieghiamo»

di Fabrizia Prota
L’urlo degli studenti contro le mafie «Non ci pieghiamo»

In 3.500 alla manifestazione regionale indetta da Libera Dentro al corteo i familiari di tre vittime delle cosche

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PRATO. Sono arrivati in 3.500 da tutta la Toscana per gridare il loro "No" alla mafia. Giovani, anziani, uomini, donne, studenti e lavoratori provenienti da ogni angolo della regione si sono dati appuntamento a Prato ieri mattina per prendere parte alla manifestazione in occasione della 22ª "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie" organizzata dai coordinamenti toscani dell'associazione Libera e di Avviso Pubblico, che per la prima volta hanno scelto Prato come sede regionale della manifestazione. L'iniziativa si è svolta in contemporanea con 4mila città italiane, prima tra tutte Locri, in Calabria, dove si è tenuta la manifestazione nazionale, sotto la guida del fondatore di Libera don Luigi Ciotti. Tante le persone arrivate da tutta la Toscana (almeno 20 solo gli autobus organizzati) per prendere parte al corteo, un'invasione pacifica e colorata che è partita intorno alle 10 da piazza del Mercato Nuovo e si è snodata lungo le strade del centro storico. Ad aprire la marcia, accompagnata dalla musica della street band della scuola Mazzoni di Prato, alcuni familiari di vittime di mafia: Marina Grasso, nipote di Vincenzo Grasso, imprenditore calabrese ucciso dalla 'ndrangheta, Fiorella Casini, cugina di Rossella Casini, studentessa fiorentina morta a 25 anni per mano mafiosa, e Piera Tramuta, residente a Carmignano, sorella di Calogero Tramuta, imprenditore di origine siciliana ucciso dalla mafia nel 1996 e a cui alcuni giorni fa è stato intitolato il coordinamento pratese di Libera. «È un onore per Prato ospitare questo momento di riflessione su un tema nei confronti del quale nessuno territorio, compreso il nostro, può considerarsi immune - ha commentato il sindaco di Prato Matteo Biffoni - Le infiltrazioni mafiose infatti possono esserci, così come al sud, anche al nord ed è necessario tenere la guardia alta. Anche qui ci sono stati dei segnali preoccupanti ed è per questo che dobbiamo impegnarci per diffondere una cultura della legalità». Al corteo hanno partecipato numerosi amministratori provenienti da tutta la regione - oltre ai Comuni dell'area pratese, tra i tanti, anche Lucca, Pistoia, Pisa, Campi Bisenzio, Castagneto Carducci e Pontassieve - e molte scuole. Rivolto proprio ai ragazzi il saluto del coordinatore toscano di Libera don Andrea Bigalli. «Sarà grazie a voi se in futuro avremo un Paese libero dalle mafie - ha affermato - A voi studenti dico di non arrendervi e di continuare a lottare per riprendervi questo Paese, perché l'Italia non è dei mafiosi ma è di tutti noi, che non molleremo mai». La cerimonia conclusiva della manifestazione in piazza della Carceri dove, a partire dalle 11, sono stati letti i quasi mille nomi delle vittime delle mafie: una staffetta - aperta dal sindaco Matteo Biffoni, seguito dal presidente del consiglio comunale Ilaria Santi, dal vescovo Franco Agostinelli e dal prefetto Rosalba Scialla - che ha visto alternarsi un centinaio di lettori all'insegna del ricordo. Tra i nomi letti anche quelli dei sette operai cinesi che il 1° dicembre 2013 persero la vita nel rogo del Teresa Moda di Prato.

«Chi è stato vittima incolpevole della mafia deve essere qui in mezzo a noi - ha commentato il presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani - Dobbiamo urlare il nostro "No" alla mafia e sconfiggere l'atteggiamento dell'omertà. Dobbiamo farlo anche qui, dove tutto sembra tranquillo, ma dove sotto la cenere possono nascondersi fenomeni preoccupanti». Della stessa opinione il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, già procuratore generale di Palmi, che nel pomeriggio di martedì ha preso parte al dibattito organizzato in Palazzo comunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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