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Creazzo e Nicolosi: «Rischio infiltrazioni da non sottovalutare»

Creazzo e Nicolosi: «Rischio infiltrazioni da non sottovalutare»

I procuratori di Firenze e Prato lanciano l’allarme E la Direzione distrettuale antimafia indaga anche qui

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PRATO. C’è o non c’è? È solo una parola, la mafia, dalle nostre parti, oppure faremo la fine di regioni come Lombardia, Piemonte, Ligura, persino Emilia Romagna, che dopo aver preso sottogamba per anni le infiltrazioni della criminalità organizzata si sono trovate in casa i “locali” della ’ndrangheta o i “mandamenti” di Cosa nostra?

«Sottovalutare il pericolo sarebbe un errore gravissimo» ha scandito ieri nel salone del consiglio comunale il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, che è anche a capo della Direzione distrettuale antimafia. Il suo ufficio ha in corso indagini che riguardano anche Prato, ma che ancora non si sono tradotte in misure di custodia. Tutti gli indizi portano alla comunità cinese, anche se non sono escluse sorprese.

«Sì - conferma il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi - ci sono indizi dell’uso di metodi mafiosi all’interno della comunità cinese, forme di controllo e protezione delle attività economiche, con elementi che fanno pensare al collegamento con altre comunità orientali presenti in Italia e all’estero (leggi Milano e Parigi, ndr). Quel che è certo è che queste attività non escono mai al di fuori della comunità cinese. E poi ci sono attività di riciclaggio e autoriciclaggio che non si possono definire propriamente mafiose ma sono legate evidentemente all’evasione fiscale, un terreno difficile da coltivare, anche perché dalle banche non c’è molta collaborazione: segnalano le operazioni sospette solo quando non ne possono fare a meno».

Le mafie italiane e quella cinese, se esiste, non si parlano molto. L’unico punto di contatto potrebbe essere nella gestione del traffico di droga. Anche su questo si indaga.

Quanto agli italiani, da tempo si sa che la Toscana, e anche Prato, è terra di riciclaggio. Qui non si impiantano cosche, si comprano ristoranti, terreni e aziende coi proventi dei reati commessi altrove. Senza tornare indietro di quasi vent’anni all’omicidio di Circo Cozzolino alla fine degli anni Novanta a Montemurlo, l’unico omicidio di camorra che si ricordi dalle nostre parti, recenti sequestri disposti dalla Direzione distrettuale antimafia a carico di soggetti calabresi ne sono l’evidente conferma.

«Qui la mafia non è radicata - ha detto Giuseppe Creazzo parlando in Comune - ma ci sono esponenti mafiosi che ripuliscono il denaro sporco. In Toscana sono circa 200 i beni confiscati alle mafie, che sono entrate anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti».

Ma il procuratore ha voluto anche dire due parole sulla riforma del Codice di procedura penale, non ancora approvata. «Sappiate che dal giorno dopo per noi sarà molto più difficile fare le intercettazioni sui reati di corruzione e che con l’accorciamento delle indagini preliminari sarà più facile che certi reati cadano in prescrizione».

Paolo Nencioni

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