Il dolore
Penalisti in sciopero contro la riforma Oggi un’assemblea
PRATO. Il presidente della Camera penale Eugenio Zaffina spiega i motivi dell’astensione dei penalisti che inizia oggi e si protrarrà per tutta la settimana. Oggi è prevista anche un’assemblea. «La...
PRATO. Il presidente della Camera penale Eugenio Zaffina spiega i motivi dell’astensione dei penalisti che inizia oggi e si protrarrà per tutta la settimana. Oggi è prevista anche un’assemblea.
«La recente approvazione in Senato del Ddl sulla riforma del processo penale, per parte dei suoi contenuti e per le modalità con cui è avvenuta, rappresenta un fatto grave contro il quale gli avvocati penalisti avvertono la necessità di mobilitarsi e di manifestare una decisa protesta. Per la prima volta nella storia della Repubblica - afferma Zaffina - una riforma di così ampia portata riguardante il settore della repressione penale che investe fondamentali diritti dei cittadini viene approvata con voto di fiducia, impedendo al Parlamento di discutere adeguatamente su temi che da mesi sono oggetto di dibattito nella società civile e fra gli operatori del settore».
«Per paradosso il Ddl, il cui titolo richiama il rafforzamento delle garanzie difensive e la tutela della ragionevole durata dei processi, accanto a molteplici interventi, alcuni dei quali apprezzabili e anche apertamente sollecitati dall'Unione delle Camere Penali, si caratterizza per altri interventi che invece rappresentano un gravissimo pregiudizio proprio per i valori costituzionali enfaticamente richiamati dal titolo». «L'indiscriminata previsione di lunghi periodi di sospensione della prescrizione in coincidenza con l'evolversi delle fasi processuali prefigura una sistematica e abnorme dilatazione dei già lunghissimi tempi necessari per giungere alla pronuncia definitiva, trasformando il processo in un interminabile calvario per i soggetti coinvolti, umiliando incivilmente accusati e vittime e soprattutto la Giustizia, il cui verdetto finale è già oggi troppo spesso relegato al rango di mera formalità, a fronte dell'enfasi che viene tributata ai provvedimenti cautelari e alla formulazione dell'accusa». Non solo: «La videoconferenza, in omaggio a presunte esigenze di speditezza e di risparmio, rischia di diventare di fatto la modalità ordinaria di partecipazione al processo di tutti gli imputati in stato di detenzione, in palese spregio ai pronunciamenti della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo secondo cui una simile compressione e mortificazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio può giustificarsi esclusivamente, in via del tutto eccezionale». «Ancora una volta infine - aggiunge - assistiamo a un innalzamento delle pene previste per molti reati, ispirato a demagogico populismo giudiziario. E ciò, per somma irragionevolezza, convive con una delega normativa che vorrebbe favorire l'accesso alle misure alternative alla detenzione e l'avvio di importanti interventi di giustizia riparativa, che è facile immaginare compromessi dall’ennesimo sussulto repressivo».
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