Il Tirreno

Prato

La BpVi chiede un salvagente allo Stato

La BpVi chiede un salvagente allo Stato

Istanza per il sostegno finanziario straordinario. Intanto la metà dei soci-risparmiatori hanno aderito alla transazione

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. I soldi non bastano e la Banca popolare di Vicenza chiede l'aiuto dello Stato ai sensi del cosiddetto decreto "salva-banche", convertito in legge lo scorso 16 febbraio. Questo il senso di una nota ufficiale diffusa da BpVi nella serata di venerdì.

Nella comunicazione la banca fa riferimento al piano industriale 2017-2021 nel quale è prevista la fusione con Veneto Banca e informa di aver comunicato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, alla Banca d'Italia e alla Banca centrale europea «l'intenzione di accedere al sostegno finanziario straordinario e temporaneo da parte dello Stato italiano». Vale a dire che si chiede una sorta di paracadute nel caso le garanzie patrimoniali non bastassero per condurre in porto l'operazione di fusione.

La legge "salva-banche" stabilisce infatti che il Ministero dell'Economia è autorizzato fino al 30 giugno 2017 "a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche italiane" che non siano riuscite a reperire sul mercato risorse sufficienti per tenersi in piedi. È il caso di BpVi, impegnata in questi giorni a convincere quanti più risparmiatori possibile a non fare causa alla banca per il brutale deprezzamento delle azioni (da 62,5 euro a 10 centesimi) avvenuto l'anno scorso. La proposta di transazione prevede un risarcimento di 9 euro per azione in cambio della rinuncia alle azioni legali e proprio ieri tutti gli sportelli della banca sono rimasti aperti per convincere i soci-risparmiatori, che a Prato sono oltre 5.000 e in Toscana oltre 11.000.

Nel comunicato di BpVi si fa anche il punto su questa operazione. Al 17 marzo, si spiega, si sono registrate 65.505 manifestazioni di interesse, pari al 68,8% delle azioni, a fronte delle quali sono stati sottoscritti 52.865 accordi transattivi, pari al 49,6% delle azioni oggetto del perimetro. Siamo ancora molto lontani dall'obbiettivo fissato due mesi fa dall'amministratore delegato Viola che puntava al raggiungimento dell'80% del totale delle azioni. Voci non confermate sostengono che l'operazione scatterebbe anche col raggiungimento di una percentuale inferiore. I conti saranno fatti a breve: il 22 marzo infatti, salvo proroghe, scade il termine per accettare la transazione.

Intanto l’agenzia di valutazione del credito Fitch ha declassato il rating della Banca Popolare di Vicenza a lungo termine da B-, già in area “default”, a CCC (piccole prospettive di recupero, ndr) e il breve termine da B a C. La decisione è stata presa giovedì e non sembra un buon segnale in questo momento particolarmente delicato per la banca.

Tra i soci pratesi la parte del leone la fa la Fondazione CariPrato che non ha ancora deciso se aderire alla proposta di transazione e probabilmente aspetterà fino all’ultimo minuto. Nel frattempo continua l’offensiva d’immagine della banca che non a caso in questi giorni ha annunciato che 11 dei dipinti portati via dalla Galleria degli Alberti torneranno presto in città. Non sono quelli più pregiati, ma per ricostruire la fiducia dei risparmiatori pratesi si è pensato di giocare anche questa carta.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca