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Migliaia di Pec dormienti e a rischio cancellazione

PRATO. Un elenco interminabile, metà del quale composto da micro imprese cinesi: dal filatore al parrucchiere, dal pasticcere al confezionista. Pagina dopo pagina, scorrono i nomi affissi nell'albo...

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PRATO. Un elenco interminabile, metà del quale composto da micro imprese cinesi: dal filatore al parrucchiere, dal pasticcere al confezionista. Pagina dopo pagina, scorrono i nomi affissi nell'albo pretorio della Camera di commercio di chi non ha una casella di Pec funzionante: sono 3652 gli indirizzi-fantasma che rischiano di sparire con la cancellazione d'ufficio disposta dal giudice del registro, col risultato che le imprese non potranno più gestire atti che le riguardano e che corrono via Pec oppure, in caso di reiterata violazione, potranno essere punite con una sanzione amministrativa fino a 516 euro per le ditte individuali oppure fino a 2065 euro per quelle costituite in forma societaria. In qualche caso una posizione non valida e attiva potrebbe dipendere da una forma di "pigrizia" o distrazione del titolare, poco avvezzo all'utilizzo dello strumento divenuto dal 2015 obbligo di legge (la Pec, com'è noto, ha lo stesso valore legale di una raccomandata cartacea), oppure può rappresentare un escamotage per farsi scovare meno facilmente dai creditori. Peccato che le imprese debbano depositare all'ufficio del registro competente un indirizzo di Pec funzionante. La cancellazione, in realtà, compete al giudice del registro delle imprese perché sotto la vigilanza del tribunale: la Cciaa di Prato ha già sollecitato le imprese non in regola a dichiarare un indirizzo valido e attivo (circa il 20% sul totale di quelle registrate sul territorio provinciale) entro trenta giorni dalla pubblicazione dell'invito sull'albo camerale. Altrimenti, dalle buone si passerà alle maniere "cattive": se non sarà comunicata la nuova casella di Pec o riattivata quella vecchia entro il 31 marzo, l'elenco dei nominativi inadempienti segnalati dagli uffici camerali attraverso un ulteriore controllo sul database di Infocamere finirà sulla scrivania del giudice del registro che prenderà i suoi provvedimenti. Dal canto suo, l'impresa resterà priva di un indirizzo Pec nelle visure e nei certificati ordinari. «Per cercare di sanare il più alto numero di posizioni - spiega il conservatore della Cciaa Silvia Borri - abbiamo scritto alle associazioni di categoria e agli ordini professionali comunicando l'avvio della procedura di cancellazione». Non è solo Prato la maglia nera delle Pec inattive: l'anno scorso a Milano finirono sotto la lente d'ingrandimento dell'ente camerale 20mila indirizzi non più validi. «L'impiego della Pec pone un problema d'ordine culturale - sottolinea la dirigente Borri della Cciaa pratese - Il tessuto imprenditoriale pratese formato soprattutto da piccole realtà ha evidentemente difficoltà ad acquisire lo strumento». (m.l.)

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