Sicurezza
La Popolare di Vicenza si aggrappa alla legge "salva-banche"
L'istituto di credito finora ha raccolto accordi transattivi per meno della metà delle azioni (si puntava all'80%) e chiede aiuto allo Stato
PRATO. I soldi non bastano e la Banca popolare di Vicenza chiede l'aiuto dello Stato ai sensi del cosiddetto decreto "salva-banche", convertito in legge lo scorso 16 febbraio. Questo il senso di una nota ufficiale diffusa da BpVi nella serata di venerdì 17. Nella comunicazione la banca fa riferimento al piano industriale 2017-2021 nel quale è prevista la fusione con Veneto Banca e informa di aver comunicato al Ministero dell'Economia e delle Finanze, alla Banca d'Italia e alla Banca centrale europea "l'intenzione di accedere al sostegno finanziario straordinario e temporaneo da parte dello Stato italiano". Vale a dire che si chiede una sorta di paracadute nel caso le garanzie patrimoniali non bastassero per condurre in porto l'operazione di fusione.
La legge "salva-banche" stabilisce infatti che il Ministero dell'Economia è autorizzato fino al 30 giugno 2017 "a concedere la garanzia dello Stato su passività delle banche italiane" che non siano riuscite a reperire sul mercato risorse sufficienti per tenersi in piedi. E' il caso di BpVi, impegnata in questi giorni a convincere quanti più risparmiatori possibile a non fare causa alla banca per il brutale deprezzamento delle azioni (da 62,5 euro a 10 centesimi) avvenuto l'anno scorso. La proposta di transazione prevede un risarcimento di 9 euro per azione in cambio della rinuncia alle azioni legali e proprio oggi, 18 marzo, tutti gli sportelli della banca sono rimasti aperti per convincere i soci-risparmiatori.
Nel comunicato di BpVi si fa anche il punto su questa operazione. Al 17 marzo, si spiega, si sono registrate 65.505 manifestazioni di interesse, pari al 68,8% delle azioni, a fronte delle quali sono stati sottoscritti 52.865 accordi transattivi, pari al 49,6% delle azioni oggetto del perimetro. Siamo ancora molto lontani dall'obbiettivo fissato due mesi fa dall'amministratore delegato Viola che puntava al raggiungimento dell'80%. Voci non confermate sostengono che l'operazione scatterebbe anche col raggiungimento di una percentuale inferiore. I conti saranno fatti a breve: il 22 marzo infatti, salvo proroghe, scade il termine per accettare la transazione.
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