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Si apre la fiera di Shangai ma solo con tre lanifici pratesi

PRATO. S'alza oggi il sipario su Milano Unica a Shanghai ma i lanifici pratesi premono sul pedale della retromarcia. La truppa dei produttori tessili nostrani che partecipano all'undicesima edizione...

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PRATO. S'alza oggi il sipario su Milano Unica a Shanghai ma i lanifici pratesi premono sul pedale della retromarcia. La truppa dei produttori tessili nostrani che partecipano all'undicesima edizione del salone nella terra del Dragone s'è assottigliata notevolmente rispetto a un anno fa quando i pratesi furono quindici. A portare in valigia le collezioni per la primavera-estate 2018 alla volta di Shanghai sono solo tre lanifici (Manteco, Milior e Faliero Sarti) con una presenza drasticamente ridotta rispetto all'edizione di marzo 2016.

Che è successo? Alcuni pratesi puntano su altre strategie d'approccio per convincere i compratori della Grande Muraglia, altri prendono atto dell'incertezza che regna sul mercato cinese. «Si può dire che la nostra esperienza con Milano Unica Cina sia terminata perché abbiamo fatto la scelta di raggiungere i nostri clienti in modo mirato attraverso il lavoro dei nostri uffici di rappresentanza», fa sapere Riccardo Marini del gruppo Marini Industrie, uno dei grandi assenti. Nessuna critica all'organizzazione della fiera che, secondo Marini, «ha rappresentato un buon trampolino di lancio». Ma c'è chi come Roberto Rosati del lanificio Fortex, presidente del consorzio Pratotrade, ammette come Prato sia diventata meno attrattiva per il mercato cinese perché vocata a una produzione tradizionalmente legata alla moda femminile, meno interessante per gli orientali.

«Abbiamo notato che, al di là dello zoccolo duro della nostra clientela, la fiera non portava più nuovi contatti», sottolinea Rosati. Ci riprova invece Maurizio Sarti del lanificio Faliero Sarti che abbiamo raggiunto telefonicamente a Shanghai. «Siamo di fronte a un mercato che può crescere ed è logico che si valutino più strategie d'approccio. Facciamo anche quest'anno la fiera perché comunque questa è ben organizzata con un discreto meccanismo di filtro visto che i clienti arrivano solo su invito.

Ma quello cinese non è un mercato facile, i confezionisti che possono comprare il prodotto italiano sono pochi». Grandi attese per la tre giorni della kermesse che andrà avanti fino al 17 marzo. Chi è convinto che il made in Italy faccia breccia nel cuore dei cinesi è Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica. «A Shanghai - spiega - incontreremo sicuramente molti clienti cinesi che non erano venuti a Milano ai primi di febbraio a causa della concomitanza con il Capodanno cinese. La Cina si è trasformata nel primo sbocco commerciale dell'export della nostra industria con 294 milioni di Euro nei primi dieci mesi del 2016».

(mar.la)

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