Il Tirreno

Prato

La casa nel paradiso delle vacanze era una trappola

Maria Lardara
Una veduta di Marsa Matrouh in Egitto
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Una veduta di Marsa Matrouh in Egitto

Prato, sarebbero almeno trenta i pratesi vittime di una truffa per la quale sono state rinviate a giudizio otto persone

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PRATO. Quella casa doveva essere il loro paradiso del relax in riva al mare. Mare limpido e cristallino, in formato cartolina, lontano oltre quattromila chilometri. L'avevano acquistata a scatola chiusa nel 2011, sganciando subito 1.500 euro all'atto della prenotazione. Ma quella casa a Marsa Matrouh, al confine tra Egitto e Libia, non l'hanno mai vista. O meglio, al momento di un sopralluogo per controllare l'avanzamento dei lavori laggiù, si sono accorte che non corrispondeva alla tipologia di residenza acquistata sulla carta.

Due donne di Prato finiscono nella lista dei 62 acquirenti di "case-fantasma": è durante una convention in un hotel alle porte del capoluogo gigliato che, a cavallo fra il 2010 e il 2011, si prospetta l'occasione d'oro per le due cinquantenni. Ci hanno rimesso 80mila euro, 40mila a testa, con la speranza che ora la giustizia faccia il suo corso dopo il rinvio a giudizio di otto promotori chiesto dal pm per truffa: il 3 maggio si terrà l'udienza preliminare presso il Gip di Firenze. Ma i pratesi coinvolti nell'affare sarebbero almeno una trentina, secondo l'avvocato Francesco Mandarano del foro di Prato che, insieme ai colleghi Matteo Forconi e Francesca Castelli di Firenze, assiste le persone truffate.

"L'idea iniziale era quella di ricorrere a una "class action" poi da Prato furono solo due le persone a sporgere denuncia», racconta Mandarano che nel 2012 riunì in assemblea tutti coloro che s'erano frugati in tasca per sborsare un acconto. Come il caso delle due donne pratesi che all'epoca avevano in banca un tesoretto frutto di un'eredità. Perché non investirlo dunque in una vacanza da sogno in Egitto? La promessa era quella di un immobile in multiproprietà, occupato due o tre mesi all'anno, mentre nei restanti giorni sarebbe stato possibile l'affitto a terzi con possibilità di vendere la propria quota. Ma l'affare non è mai decollato.

Alcuni si sono resi conto dell'inganno perpetrato a loro danno da una società con sede centrale in Svizzera recandosi direttamente sul posto e scoprendo che non era stato nemmeno piantato un mattone di quell'abitazione per cui avevano versato la caparra; altri avevano trovato la casa occupata da altri compratori. Nel caso delle due donne pratesi che all'epoca avevano fra i 45 e i 50 anni la cifra di 40mila euro a testa era stata versata in due soluzioni. Sembrava un'operazione sicura ma i rapporti con i venditori diventano sempre più complicati con tanto di scaricabarile tra la società immobiliare e il costruttore egiziano. Le due pratesi aprono gli occhi, si mettono in contatto con altre persone truffate in Italia con le stesse modalità.

Ma scoprono l'imbroglio quando ormai è troppo tardi, rivolgendosi all'avvocato Mandarano per il risarcimento. Nel frattempo, a causa degli attentati il Mar Rosso smette di essere quel paradiso così caro agli italiani. Ora dopo sei anni la giustizia muove i primi passi. «Sarà difficoltoso recuperare i soldi dell'investimento - spiega l'avvocato Mandarano - Chi organizza le truffe è solito spogliarsi prima dei beni».

 

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