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BpVi, rush finale per convincere i clienti

BpVi, rush finale per convincere i clienti

Azioni svalutate, la banca tenta di evitare le cause legali: sabato sportelli aperti. Ma la Fondazione non ha ancora deciso

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PRATO. La Banca popolare di Vicenza è al rush finale per tentare di disinnescare migliaia di cause civili dei risparmiatori che hanno perso milioni di euro a causa dell’azzeramento del valore delle azioni, deciso l’anno scorso quando ancora la banca era presieduta da Gianni Zonin, ora indagato per aggiotaggio, falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia.

Sabato mattina tutti gli sportelli BpVi della provincia di Prato, così come gli altri sparsi nelle regioni dove l’istituto di credito è presente, rimarranno aperti per accogliere gli indecisi dell’ultima ora, vale a dire i soci-risparmiatori ai quali è stata offerta una transazione al ribasso: 9 euro per azione rispetto al prezzo di acquisto di 62,5 in cambio della rinuncia alle azioni legali contro la banca. Una sorta di concordato preventivo che fa leva sul timore che quelle azioni diventino effettivamente carta straccia (l’ultima quotazione, prima del fallito approdo in Borsa, è di 10 centesimi).

L’offensiva dei nuovi vertici della Popolare di Vicenza è scattata il 10 gennaio e ufficialmente si dovrebbe concludere oggi, termine entro il quale la banca si è impegnata a ricevere le manifestazioni di interesse dei clienti risparmiatori, riservandosi poi il termine del 22 marzo, per le adesioni e la firma dei documenti. In realtà la scadenza di oggi non è perentoria, così come quella di mercoledì prossimo, perché come detto le filiali saranno aperte sabato per convincere gli ultimi indecisi. Inoltre circolano voci insistenti sulla possibilità che il termine del 22 possa slittare di qualche giorno, anche se da Vicenza non confermano.

Ieri Il vicedirettore generale Gabriele Piccini, incontrando i cronisti a Vicenza, ha detto che le adesioni all’offerta di transazione sono ormai vicine al 60%. Nel conto, è stato poi spiegato, rientrano gli accordi già sottoscritti, le manifestazioni di interesse e gli appuntamenti presi per firmare. A gennaio l’amministratore delegato Fabrizio Viola disse che la transazione collettiva sarebbe andata in porto solo se si fosse raggiunto l’80% di adesioni, con scostamenti minimi dall’obbiettivo prefissato. Ora le solite voci dicono che in realtà BpVi si accontenterebbe anche di meno. Lo si capirà solo nei prossimi giorni.

Intanto la Fondazione CariPrato, che aveva in portafoglio oltre 22 milioni di euro in azioni, non ha ancora deciso se aderire all’offerta di transazione. In Fondazione per ora si sono tenuti le mani libere, visto che ancora non è formalmente partita la causa contro la banca. Il Consiglio di indirizzo deciderà all’ultimo momento, «a prescindere - spiega la presidente Fabia Romagnoli - da quanto hanno deciso altri». Il riferimento è alla Fondazione Roi che proprio in questi giorni ha detto sì all’offerta dando il via libera a una transazione da 4,5 milioni di euro.

Non sono disponibili stime sulla percentuale di adesioni alla transazione tra gli oltre 11.000 soci toscani e tra gli oltre 5.000 soci pratesi. È chiaro che un sì o un no della Fondazione sposterebbe la bilancia dal negativo al positivo per BpVi e un accordo sarebbe visto di buon occhio anche da una parte dei rappresentanti sindacali, che si apprestano a trattare sui futuri esuberi dei dipendenti, dopo aver incassato i 250 decisi a dicembre con gli ammortizzatori sociali, di cui una cinquantina in Toscana e tra i 30 e i 40 a Prato. (p.n.)

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