Il dolore
«Rossano Brazzi indossava i miei abiti»
Una vita passata nella sartoria maschile, tanti riconoscimenti e tanti capi cuciti rigorosamente a mano
PRATO. Per chi frequenta il centro non sarà passato inosservato un signore che è solito fermarsi al caffè Buonamici. Veste sempre in giacca e cravatta, la pochette nel taschino, mai fuori posto, con i colori del suo abbigliamento perfettamente abbinati. Per lui è normale vestirsi così, dato che nella vita è stato un sarto con la s maiuscola. Questo signore si chiama Pasquale Mitola è originario della Puglia e dopo aver imparato i trucchi del mestiere in grandi città italiane si è stabilito a Prato dove tuttora vive. La sua sartoria ha vestito tanti professionisti della città. Alla domanda su quanti anni ha sorride, ce lo confida ma dice «Non lo scriva, sono troppi».
Poi Pasquale Mitola inizia a raccontare la sua storia, da quando da Candela, in provincia di Foggia, si trasferisce a Napoli.
«Qui - racconta il maestro sarto - iniziai il primo lavoro presso una sartoria, il titolare era fratello di Enrico De Nicola (Capo provvisorio dello Stato e primo Presidente della Repubblica, ndr). All'inizio mi facevano mettere qualche punto agli abiti e così imparavo quello che per me è il mestiere più bello».
Dopo un anno in Campania Pasquale Mitola si trasferisce a Roma e lavora in una sartoria in piazza di Spagna. Da qui va a Milano e poi a Torino: «Ero giovane - ricorda sorridendo - e il mio trasferirmi di città in città era per la voglia di apprendere quanto più possibile dalla sartoria».
Reputa il suo maestro un nome del calibro di Caraceni, che è, ancora oggi, una delle maggiori istituzioni nel campo della sartoria maschile. Dal Piemonte Mitola insieme a tre amici viene a Prato perché uno di loro era un commerciante e doveva acquistare dei tessuti.
«Fu così - ricorda - che nel 1958 mi sono trasferito definitivamente qui e ho aperto la mia prima sartoria in via Strozzi, poi ho cambiato alcuni fondi, come in via Lanaioli e infine in via Santa Trinita dove ho tenuto la sartoria fino a pochi anni fa».
Un abito di Pasquale Mitola voleva dire alta sartoria, quella di qualità. «Non ci si può improvvisare sarti - dice - Bisogna studiare l'anatomia di una persona per fargli un abito, bisogna saper tagliare, cucire e sviluppare il modello. Questi sono i segreti e poi la passione perché vestire un corpo umano è la cosa più bella in assoluto». Fra i vip che sono passati dalla sua sartoria a Prato, Pasquale Mitola ricorda l'attore Rossano Brazzi: «Era un signore - rammenta - Gli ho fatto diversi abiti su misura. E' stato in sartoria da me e per le prove andavo anche direttamente a Roma».
Le creazioni di Mitola, membro dal 1977 dell'accademia nazionale dei sartori, per più volte hanno sfilato al festival della moda maschile che si teneva al Casinò di Sanremo (il festival andò avanti dal 1952 fino al 1970). E diversi sono i riconoscimenti ottenuti: come quello alla carriera proprio per aver preso parte a questo festival oppure un premio per un defilé a Roccella Jonica. Riconoscimenti a chi, come lui, ha contributo alla storia del "made in ltaly'. Il maestro sarto ricorda come l'amore, mai tramontato, per questo mestiere sia sbocciato in lui ad appena 7 anni: «Mia madre era sarta da uomo - racconta - e mio padre ci teneva che anch'io diventassi un bravo sarto».
Ha perso il conto di quanti pantaloni, giacche e cappotti abbia cucito e tutti rigorosamente a mano. «La macchina da cucire? No, no - risponde - ha preso tanta polvere (e ride, ndr). Tutti i punti li ho messi a mano». E i completi che indossa se li è cuciti da solo. «Mai comprato un abito - afferma fiero - Tutti fatti da me. Guardi (e indica la spalla del soprabito che indossa, ndr) vede la cucitura? Tutta a mano».
I tessuti che sceglieva erano i più pregiati destinati a durare nel tempo. Gli piace il gessato o la riga e ha sempre avuto un debole per il doppio petto. «E' più elegante».
Riconosce senza battere ciglio se un abito è fatto su misura e se è cucito a mano. «Se qualcuno veniva da me - ricorda - e mi chiedeva delle stranezze dicevo che avevano sbagliato sarto». Sulla moda di oggi scuote la testa: «Oggi vedo giovani che vanno in giro con i jeans stracciati. Non mi piacciono».
E sulla lunghezza dei pantaloni maschili (oggi i più giovani, ma non solo, amano portare quelli che mettono in mostra le caviglie) taglia corto: «Il pantalone - termina sicuro - deve toccare la scarpa, troppo lungo non va bene e troppo corto si vede il calzino». Consigli di chi, ancora oggi, quando parla di moda gli brillano gli occhi.
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