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Prato

Matteo Biffoni: «Il congresso sarà lo spartiacque» -Video

Cristina Orsini
Il sindaco di Prato Matteo Biffoni
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Il sindaco di Prato Matteo Biffoni

Il sindaco di Prato parla di politica e traccia la rotta: «La scissione dei Democratici e Progressisti è stato un errore madornale»

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PRATO. Al Lingotto «perché la proposta di Renzi, a mio giudizio, è la più attuale». Impegnato nel congresso a Prato e non solo: «Perché è l'ora di spendersi per un Pd che abbia quelle caratteristiche che servono a militanti e gruppi dirigenti». Il sindaco Matteo Biffoni parla di politica e va a ruota libera.

Sindaco, il congresso Pd a Prato si annuncia poco combattuto visto che ha ricevuto, lei renziano doc, il sostegno formale di buona parte degli “orlandiani” che contano, senior e junior. Se lo aspettava?

«Ho preso atto dell’appoggio che è arrivato a me alla mia giunta e alla dirigenza del partito. Bene, vedremo. Vorrei però ricordare che si tratta di un congresso, vero, importante, nel quale si elegge, è vero, il segretario nazionale del partito ma che avrà, magari non subito, conseguenze politiche anche sui territori. Che nessuno pensi che sarà ininfluente e senza conseguenze».

Chi vince prende tutto anche in riferimento alle prossime amministrative?

«Non correrei così tanto e non così avanti. Quel che succederà tra due anni è impossibile prevederlo ora. Voglio dire che il Pd che nascerà da questo congresso, a livello nazionale ma con delle declinazioni anche a livello locale, dovrà affrontare sfide importanti: la tornata delle politiche che ormai par di capire sarà nel 2018, l’anno dopo le amministrative e l’anno dopo ancora le Regionali. In qualche modo il congresso segnerà una svolta e indicherà in quale modo lavorare per affrontare le prossime sfide».

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La galassia renziana di Prato, composta come a livello nazionale da renziani “puri”, AredaDem, “orfiniani”, è quindi decisa a vincere e bene il congresso.

«Non c’è dubbio. Ma nell’elenco manca qualcuno: gli ex civatiani che hanno una base sociale molto solida. In politica a Prato abbiamo precorso i tempi realizzando in anticipo tendenze che poi hanno trovato concretizzazione a livello nazionale. Renzi che di sicuro alcuni errori li ha commessi, ha però avuto il merito di credere in un partito plurale, composto da pensieri differenti che si confrontano e alla fine trovano una sintesi. Ecco, questo modo di fare politica a Prato è venuto in modo naturale, probabilmente per la storia che ha e per la classe dirigente che ha scelto».

La accusano di essere Renzi-dipendente. Lo sa?

«Lo so, pensano ogni sera io sia a cena con l’ex premier, ma mi creda tendo a escluderlo. Certo, ho buoni rapporti».

Ha parlato di elezioni regionali, crede che dopo l’addio di Rossi al Pd si riuscirà ad arrivare alla conclusione naturale della legislatura nel 2020?

«Mi piacerebbe, perché Prato ha tante partite, importanti, aperte con la Regione. Lo spero ma credo sarà difficile».

Ha qualcosa da dire agli scissionisti e fondatori di Democratici e Progressisti?

«Sì, che hanno fatto un errore politico madornale. Hanno spaccato un partito in una fase nella quale bisogna invece serrare i ranghi contro destre e populismi, lo hanno fatto per ragioni incomprensibili e delle quali dovranno assumersi la responsabilità».

Perché Orlando piace tanto?

«Forse perché è persona pacata e un buon politico. Ma ha un’idea di partito che non è la mia e che mi ricorda quel che non esiste più: Ds e Margherita. Ottimo invece il tandem Renzi-Martina: il primo rappresenta il dinamismo, il secondo il partito strutturato».

 

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