Al Politeama arriva Figli di un dio minore con Giorgio Lupano
L’attore che andrà in scena domani e domenica racconta che ha anche dovuto studiare la lingua dei segni
PRATO. E' la prima volta che recita a Prato. In città era, comunque, stato alcune volte in qualità di spettatore al Fabbricone. Si tratta di Giorgio Lupano che domani (ore 21) e domenica (ore 16) calcherà il palcoscenico del Politeama in "Figli di un Dio minore" di Mark Medoff. Con lui Rita Mazza e poi Cristina Fondi, Francesco Magali, Gianluca Teneggi, Deborah Donadio. Lo spettacolo è stato reso celebre dal film degli anni Ottanta con William Hurt, ora a teatro con la regia di Marco Mattolini, mette a confronto universi comunicativi separati e sovrapposti. Sul palco Giorgio Lupano, nei panni dell'insegnante di logopedia, e Rita Mazza, un'attrice realmente sorda.
La commedia è ambientata in un istituto per sordi dove arriva un nuovo logopedista, James Leed (Lupano), incuriosito da Sara (Rita Mazza) una giovane non udente. I due finiranno per innamorarsi. Lupano per recitare ha dovuto imparare la lingua dei segni. «Il debutto della commedia - spiega l'attore - c'è stato nell'estate del 2015. Un anno e mezzo prima ho iniziato a studiare la lingua dei segni. E la cosa ha cambiato il mio punto di vista». Giorgio Lupano parla con trasporto di cosa è stato per lui entrare in questo mondo. «Mi sono reso conto che c'è un altro punto di vista - racconta - che cosa vuol dire il silenzio. Di chi non ha mai potuto udire la voce di sua madre, di chi sta davanti al mare e non sente il rumore delle onde. Ma 'Figli di un Dio minore' - aggiunge l'attore - è una commedia, il testo è scritto molto bene, e trattiamo l'argomento con leggerezza senza essere superficiali. Anche i sordi sono dotati di autoironia ed affrontano la vita in maniera tranquilla. Mettiamo a confronto delle storie e non mancheranno momenti in cui ci sarà da ridere». Lo spettacolo va avanti dal 2015 e sarà in giro per l'Italia anche nella prossima stagione visto il successo ottenuto. «Se ho trovato difficoltà con la lingua dei segni? E' una lingua - risponde Giorgio Lupano - e come tale va studiata e praticata. E' stata dura ma davvero una bella esperienza che mi ha portato un grande arricchimento. Non bisogna usare solo le mani per comunicare ma anche il labiale e importante è l'espressività». L'attore è contento di come sta andando la tournée (che conta tante repliche).
«Per la prima volta - dice soddisfatto - in teatro possono venire anche i sordi, perché lo spettacolo è adatto a tutti. Il regista volutamente ha scelto di non mettere sovratitoli per non distogliere l'attenzione del pubblico sul palco. E la commedia arriva a tutti, con le due lingue che si fondono». Ecco, allora che anche chi non si sente può godersi lo spettacolo che racconta proprio come un sordo affronta la quotidianità. «Una commedia adatta veramente a tutti dice l'attore - Il pubblico si diverte, si commuove e si emoziona e questa, per noi che stiamo sul palco, è una conquista perché abbiamo trasmesso il messaggio».
Giorgio Lupano, che oltre a lavorare in teatro fa anche cinema e televisione, con questa esperienza teatrale ammette di aver scoperto un nuovo modo di sentire i silenzi, gli sguardi e le emozioni. Ed anche lo spettatore potrà in "Figli di un Dio minore" ascoltare il silenzio, che non è un'interruzione ma un silenzio comunicativo.
Azelio Biagioni
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