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Prato

Società della salute, parte la rivoluzione

Società della salute, parte la rivoluzione

La proposta di legge regionale licenziata dalla commissione sanità: personale assunto da Sds per la gestione diretta dei servizi sul territorio

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PRATO. Rivoluzione nell’organizzazione dei servizi socio-sanitari. La commissione sanità regionale ha dato il via libera (con i voti Pd, contrarie le opposizioni) alla proposta di legge che revisiona le zone distretto e Società della salute. Prato non verrà toccata, come accadrà in altre zone della Toscana, da accorpamenti visto che zona distretto di competenza Asl e Società della Salute, sotto l’ombrello dei Comuni, coincidono, ma dovrà comunque far fronte a cambiamenti importanti.

Il primo dei quali riguarda il fatto che le Società della Salute, nell’arco di tre anni, a partire dal primo gennaio 2018, dovrà gestire i servizi in maniera diretta, ovvero con personale assunto dall’organismo gestito per il 33% dall’Asl, per il 51% dal Comune capoluogo, ovvero Prato, e per la rimanente quota dagli altri Comuni del territorio. E siccome la Società della Salute pratese è una macchina che macina servizi per 17-18 milioni di euro l’anno e con un centinaio di persone che fino a oggi hanno fatto capo in parte all’Azienda sanitaria, in parte ai Comuni, la riorganizzazione non sarà di poco conto. «La proposta di legge chiede un impegno vero alle Società della Salute - spiega il consigliere regionale, membro della commissione sanità Nicola Ciolini - per uniformarsi a un modello comune di gestione diretta. I servizi del territorio saranno di competenza delle nuove Sds ma sarà il piano territoriale tra Asl e Società delle Salute a definire quali comparti verranno gestiti direttamente dalle Società». Oltre a occuparsi di disabili, minori, anziani e servizi sociali, le Sds riformate potranno inglobare anche la gestione della tossicodipendenza, prevenzione inclusa e la salute mentale. Poi ci sono le cure intermedie. Non poco.

«Leggeremo il testo della proposta di legge e capiremo meglio i cambiamenti che dovremo affrontare - afferma il presidente della Società dalla Salute e assessore a sanità e sociale Luigi Biancalani - certo è che, di sicuro, qualche problema nascerà quando si dovranno armonizzare stipendi diversi per la stessa mansione. Faccio un esempio: un assistente sociale del Comune ha un retribuzione un po’ diversa da un assistente sociale dell’Asl ma se entrambi entreranno nell’organico della Società della salute si dovrà trovare il modo di renderli uguali». Questa e altre questioni verranno affrontate nella conferenza dei sindaci che Sds Prato ha convocato per il 23 marzo.

Nettamente contrario alla riorganizzazione è il sindacalista Cgil Sandro Malucchi, segretario della Funzione Pubblica: «Siccome le “aslone” non hanno funzionato - commenta - si dà mandato ai sindaci di creare della “asline” con il compito di risolvere i problemi. Con la revisione delle zone distretto e delle Società della salute c’è il rischio di provocare una frammentazione deleteria nei servizi mentre, contemporaneamente, verrà ridotta al minimo la possibilità per i dipendenti di muoversi. Chi entrerà in Sds molto difficilmente potrà poi uscirne».

Malucchi spiega le perplessità con un esempio: «Se Sds gestirà anche la salute mentale un malato acuto verrà affidato all’Asl che però avrà meno personale perché dirottato nella Società della Salute, quando starà meglio verrà preso in carico da Sds: un percorso illogico». Per quanto concerne il personale, il sindacato sta lavorando a un’intesa per individuare una collocazione da hoc: «I lavoratori verrebbero “assegnati” - conclude Malucchi - al nuovo ente». Si tratterebbe di una forma di “prestito” dal quale poter recedere.

Cristina Orsini

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