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Prato

Violenza sulle donne, «C’è più voglia di rompere il silenzio»

Fabrizia Prota
La manifestazione di Roma della Festa delle donne
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La manifestazione di Roma della Festa delle donne

PRATO, Loredana Dragoni (Centro antiviolenza La Nara) commenta i dati sugli accessi, 315 nel 2016, al pronto soccorso di Prato

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PRATO. Trecentoquindici nel corso del 2016. È il numero di accessi effettuati al pronto soccorso di Prato attraverso il Codice Rosa, il percorso di accesso riservato a tutte le vittime di violenze. Promosso dalla Regione Toscana a partire dal 2010 (Asl pilota quella di Grosseto) è attivo a Prato dal gennaio 2012 e si basa su una task force interdisciplinare, formata da personale socio-sanitario (infermieri, ostetriche, medici, assistenti sociali, psicologi) ma anche da magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria che, a partire da una stanza dedicata all'interno del pronto soccorso, si occupano di seguire a 360 gradi coloro che subiscono una violenza: minori, uomini, anziani, ma soprattutto donne. Sono infatti 219 le donne, contro 42 uomini (alla quota vanno aggiunti 54 minori), che nel 2016 hanno avuto accesso al pronto soccorso pratese tramite lo speciale codice.

La classifica. Prato si piazza al quinto posto regionale nel 2016 per numero di accessi in Codice Rosa per quanto riguarda gli adulti: sono stati in totale 261, di cui 255 per maltrattamenti, 5 per abusi e 1 per stalking. La maglia nera spetta a Firenze, con 530 accessi. Se si parla di minori tuttavia, la città laniera balza al quarto posto con 54 accessi, dopo Firenze (130), Pistoia (106) e Lucca (57). «Il fatto che gli accessi in Codice Rosa a Prato siano un numero consistente non è necessariamente un fattore negativo - spiega la coordinatrice del centro antiviolenza La Nara Loredana Dragoni -. Non sono infatti per forza indice di un maggior numero di casi, ma anche di una maggior consapevolezza nei confronti del problema, soprattutto da parte delle donne stesse. C'è più volontà di denunciare e sono proprio le risposte che la città è in grado di dare ad incoraggiare le vittime di violenza ad uscire allo scoperto».

Il silenzio. Sono tanti infatti i fattori che spingono le donne (ma non solo) che subiscono maltrattamenti a rimanere nell'ombra: la sensazione di fallimento, la paura, la condizione economica o anche la violenza prolungata, che è psicologicamente distruttiva. «Denunciare non è così facile - continua Dragoni -, ed è soltanto l'inizio di un percorso che può durare anche anni». Sono 235 i nuovi casi di donne che nel 2016 si sono rivolte al centro antiviolenza La Nara. Le cause le più disparate, dalle violenze psicologiche a quelle fisiche alle minacce.

Le donne straniere. Sui 261 accessi di adulti al pronto soccorso tramite Codice Rosa dello scorso anno 158 hanno riguardato persone di nazionalità italiana, 103 stranieri. Un dato che fa di Prato la seconda città Toscana per percentuale di accesso di stranieri (39%), superata solo da Firenze, dove la cifra si attesta intorno al 43%. «Non stupisce molto che in una città come Prato, che ha una forte presenza di cittadini stranieri, il numero dei loro accessi sia comunque inferiore a quello degli italiani - chiarisce Loredana Dragoni de La Nara -. Per le donne straniere è infatti in genere più difficile uscire allo scoperto e denunciare una violenza. I motivi vanno da una minore consapevolezza dei propri diritti a una maggior isolamento (dato da fattori culturali e linguistici. Alcune di loro non sono libere nemmeno di prendere l'autobus senza il marito), da una scarsa indipendenza economica alla poca conoscenza delle strutture presenti. Le donne italiane sono facilitate in questo senso».

L'età. Sono sempre più giovani le donne che denunciano una violenza. Sul totale degli adulti in Codice Rosa nel 2016 a Prato 74 hanno tra i 30 e 39 anni, 64 tra i 18 e i 29, 63 tra i 40 e i 49, 30 tra i 50 e i 59, 15 tra i 60 e i 69 e 15 più di 70. «Le donne cominciano a parlare prima - spiega Dragoni -. C'è meno tolleranza nei confronti dei maltrattamenti e più consapevolezza, anche tra le ragazze giovani. Quindici o 20 anni fa ci volevano anni prima che una donna trovasse il coraggio di denunciare le violenza subite. Adesso lo si fa quasi subito».

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