Sicurezza
Boss della marijuana delocalizzava la produzione per evitare controlli
Prato, stroncato un traffico internazionale di droga. In stato di fermo un imprenditore cinese ritenuto la mente ed il suo collaboratore. Altri tre arresti in Veneto
PRATO. Partiva da Prato il fiorente traffico internazionale di marijuana - del tipo “Skunk”, potente e geneticamente modificata – che ha portato nei giorni scorsi all’arresto di tre cinesi in Veneto – fra cui una donna - tra le province di Padova e Treviso, dove era stata delocalizzata la produzione. Ieri i carabinieri del Nucleo investigativo di Prato, che hanno condotto le indagini insieme ai carabinieri veneti e con l’ausilio della Polizia municipale, hanno proceduto al fermo di della “mente” dell’organizzazione e del suo più stretto collaboratore. Si tratta di un cinese di 41 anni residente a Prato, ufficialmente imprenditore tessile ma la cui ditta è risultata chiusa già da qualche anno. Il collaboratore è un altro cinese pratese di 31 anni, irregolare sul territorio. L’accusa è di produzione e spaccio di sostanza stupefacente con l’aggravante della grande quantità.
Cannabis geneticamente modificata. Come riferiscono gli inquirenti, il cinese fermato ha curato gli aspetti imprenditoriali in ogni minimo dettaglio. Si è fatto arrivare esperti botanici direttamente dalla Cina per farsi spiegare come riuscire a produrre il tipo di marijuana “Skunk”, i cui geni sono modificati in modo che si riescono a coltivare coloni perfetti di piante femmine, le uniche da cui produrre cannabis “fumabile”. Su internet ha appreso le tecniche di coltivazione più avanzate, come quella di utilizzare lampade al sodio e tenere le piante nell’oscurità totale nell’ultima fase di coltivazione, in modo da aumentarne al massimo il potere allunicinogeno.
L’indagine. L’indagine ha radici lontane, ad altre operazioni simili avvenute negli scorsi anni nel Pratese, dove sono state scoperte piantagioni di cannabis gestite da cinesi in capannoni a Vaiano, Villa Fiorita ed altre località. Per qualche tempo non si è saputo più niente, ma grazie a controlli incrociati con la Polizia municipale, intercettazioni ed altre indagini più tradizionali, i carabinieri hanno avuto il sentore che il giro fosse tutt’altro che finito, ma che la produzione non si svolgesse più a Prato. E’ emerso così che i cinesi, i cui capannoni tessili da tre anni a questa parte vengono tenuti costantemente sotto controllo dalle forze dell’ordine dopo il giro di vite seguito alla tragedia della Teresa Moda, delocalizzavano la produzione in Veneto la cui realtà – presenza di molti capannoni sfitti per via della crisi economica – è molto simile a quella pratese. E dove avevano numerosi contatti di connazionali.
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Produzione delocalizzata. La manodopera, fatta di operai per lo più clandestini, veniva reperita direttamente nel Veneto fra connazionali. Il blitz in Veneto è scattato tre giorni fa e, all'interno di un capannone di via Callalta a Riese, in provincia di Treviso, i carabinieri hanno sequestrato oltre duemila piantine di marijuana. Due i cinesi finiti in manette: erano i custodi delle "preziose" piantine. Sono entrambi irregolari: uno di 29 anni e l'altro di 34. Oltre ai capannoni industriali dislocati tra la Marca e il Padovano, dove in realtà avrebbe dovuto svolgersi attività tessile, erano state prese in affitto anche villette. In tutti i casi in realtà si coltivavano migliaia di piantine di cannabis che, una volta essiccata, veniva spedita a cinesi residente all’estero, prevalentemente destinata ai mercati del nord-Europa, dove la cannabis di tipo “Skunk” ha un fiorente mercato per la sua efficacia allucinogena.
Droga sottovuoto. La droga arriva a destinazione tramite corriere espresso, nascosta in pacchi confezionati con la tecnica del sottovuoto, per impedire che si sentisse l'odore e sviare così i cani antidroga. Una parte minore di marijuana, invece, veniva immessa direttamente sul mercato pratese. Nella provincia di Treviso è stato individuato un solo capannone, in via Callalta a Riese Pio X. Dentro sono state trovate oltre duemila piante i cannabis, un sistema di irrigazione artigianale ma efficace e decine di lampade al sodio che dovevano garantire il clima adatto per la coltivazione della marijuana. In manette sono finiti anche due cittadini cinesi, entrambi senza fissa dimora. I due si alternavano, giorno e notte, all'interno del capannone come custodi. Lo avevano affittato lo scorso ottobre, denunciando ufficialmente un'attività tessile che, naturalmente, non esisteva.
A coordinare l'indagine dei carabinieri di Prato è stata la procura della Repubblica di Padova. È lì, infatti, che l'organizzazione cinese aveva concentrato la maggior parte della propria produzione di marijuana. Ben quattro i capannoni che sono stati sequestrati dai carabinieri, nella giornata di martedì, e migliaia le piantine trovate in quattro diversi centri: Piove di Sacco, Bagnoli di Sopra, Codevigo e Agna. Numerosi anche gli arresti.
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