Sicurezza
Tessile: uniti nella lotta all’illegalità
Sottoscritto il protocollo da categorie economiche e sindacati. «Il distretto parallelo poggia su una ventina di aziende»
PRATO. Sarebbero una quindicina (tra le 10 e le 20) le aziende su cui poggia il cosiddetto "distretto parallelo", il sistema produttivo illegale interno al comparto pratese del tessile-abbigliamento. È quanto emerso dal protocollo per la legalità presentato ieri alla Camera di Commercio dalle categorie economiche e dai sindacati cittadini. Il documento è stato redatto nel giro di un mese con l'obiettivo di fare il punto sullo stato della legalità nelle imprese pratesi del tessile e porta la firma di Confindustria Toscana Nord, Confartigianato, Cna, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil. Giovedì scorso è stato consegnato al prefetto di Prato e lunedì 6 marzo sarà sottoposto all'attenzione della Procura della Repubblica. «Oggi firmiamo una bella pagina nella storia del nostro distretto - ha commentato il segretario generale di Filctem Cgil Massimiliano Brezzo -, con la quale diciamo tutti insieme basta alle condizioni di lavoro indecenti e all'illegalità. Da quanto emerso tramite il nostro punto di vista, a fianco dei controlli a tappeto della Regione, auspichiamo l'avvio di una serie di controlli più mirati, che vadano a colpire quelle aziende che sono i veri nodi che forniscono linfa vitale a tutte le imprese del sistema illegale».
Secondo i firmatari non sarebbero infatti più di una ventina le aziende illegali, di proprietà prevalentemente cinese, che alimenterebbero il flusso produttivo delle altre imprese del distretto parallelo, nel quadro generale di un sistema unitario e verticistico che legherebbe le aziende illegali le une alle altre in un unico organismo. Si tratterebbe in particolare di tintorie e stamperie di ex proprietà pratese, costrette a chiudere anche a causa della concorrenza sleale che subiscono, rilevate da imprenditori cinesi, spesso molto giovani.
L'illegalità diffusa in queste nuove realtà non riguarderebbe più questioni legate alla sicurezza, come la presenza di dormitori e bombole di gas, ma criticità relative ai rapporti di lavoro, di carattere retributivo, contributivo e fiscale. «Con pochi controlli in più pensiamo sia possibile mettere atto una strategia che scardini questo sistema - affermano il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi e quello di Cna Claudio Bettazzi -, facendo un salto di qualità affinché emerga la parte sana del distretto e non venga contaminata da quella illegale». «Il distretto tessile pratese è ancora una delle realtà più importanti a livello europeo - commentano il presidente di Confartigianato Imprese Andrea Belli e il segretario di Femca-Cisl Mirko Zacchei -. Se rendiamo la vita difficile alle aziende illegali e valorizziamo la creatività di quelle imprese "sane", che invece l'illegalità adesso la subiscono tutti i giorni, allora qui c'è futuro». Secondo i firmatari del protocollo, per contrastare il fenomeno sono necessari controlli delle merci in entrata e in uscita dal territorio. In più, il deterrente maggiore sarebbe l'applicazione sistematica da parte dell'Inps della normativa sulla responsabilità solidale, che costringerebbe i committenti delle aziende sleali a rispondere della contribuzione non versata dai propri terzisti.
Dal documento emerge inoltre un fenomeno "nuovo": quello dei lavoratori stranieri di "vecchia" immigrazione, ormai integrati, che, licenziati dalle aziende pratesi in cessazione, sono costretti (per ragioni legate anche al rinnovo del permesso di soggiorno), ad "emigrare" verso le imprese illegali, diventando ostaggio dei loro comportamenti.
Fabrizia Prota
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