Il Tirreno

Prato

Alla guida di una Porsche Cayenne ubriaca, nei guai la presidentessa del Cervo Bianco

Da sinistra il dirigente della Mobile Nannucci, il sostituto Gestri, il procuratore Nicolosi e il sostituto Boscagli
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Da sinistra il dirigente della Mobile Nannucci, il sostituto Gestri, il procuratore Nicolosi e il sostituto Boscagli

Prato, un'altra tranche giudiziaria che riguarda membri dell'associazione cinese che sbandierava la legalità: Mary, al secolo Li Xiujiao, per riottenere la patente mandò una sostituta a fare gli esami del sangue. E' indagata per falso in atto pubblico

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PRATO. Presidentessa di un’associazione, quella del Cervo Bianco, che sbandierava la necessità di riportare la comunità cinese di Prato nei binari della legalità, “pizzicata” , per ben due volte, ubriaca alla guida di una Porsche Cayenne. Non solo, Mary, nome vero Li Xiujiao, risultava essere dipendente di una ditta di confezioni del Macrolotto che invece gestiva in prima persona, attraverso un prestanome.

Il solito “sistema cinese” di fare le cose, si dirà, ma questa volta c’è qualcosa in più: Mary, come ulteriore scorciatoia, invece di sottoporsi alle analisi del sangue necessarie per riavere la patente sequestrata durante i controlli, ha mandato un’altra – ovviamente pagata – al posto suo nel laboratorio di analisi per il prelievo.

La procura della Repubblica ha aperto un'ulteriore tranche giudiziaria – l’altro giorno la Mobile ha sequestrato la patente di guida della donna – parallela all’inchiesta più vasta sulle attività dell’associazione Cervo Bianco (indagine in mano ai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, con la supervisione del procuratore capo Giuseppe Nicolosi, su presunte spedizioni punitive a danno di cittadini magrebini) indicativa, però, di un modus operandi che si ripete sempre uguale: una gestione illegale anche delle questioni più banali e quotidiane.

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La vicenda delle analisi del sangue taroccate è emersa dalle intercettazione telefoniche, di un annetto fa, ordinate nell’ambito dell’inchiesta “madre”. Il poliziotto della squadra mobile che sbobinava le conversazioni, a un certo punto si è reso conto che Mary, in perfetto italiano, prendeva accordi con una connazionale, mai identificata per altro, per mandarla al posto suo a fare gli esami da consegnare alla commissione Asl che avrebbe dovuto decidere la restituzione o meno della patente.

La “sostituta” di Mary andò, le analisi risultarono perfette, il documento di guida fu riconsegnato a Mary che ha potuto così tornare alla guida del suo Cayenne. Si spera sobria. Fino a venerdì 3 marzo, però, quando i poliziotti hanno sequestrato il documento, quando Mary è venuta a conoscenza di essere indagata per falso in atto pubblico (i risultati degli esami del sangue) e che, in caso di condanna, sul quel documento pesa una richiesta di confisca dei sostituti Boscagli e Gestri.

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di Redazione web