Il Tirreno

Prato

Senza cassa in deroga, a rischio 2.500 lavoratori

Maria Lardara
Un azienda tessile
◗
Un azienda tessile

Prato, l’allarme lanciato da Cgil e Cisl: «Il problema riguarda le imprese artigiane e il Fondo di solidarietà che sostituisce la cassa integrazione non basta»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. In principio era la cassa integrazione in deroga, poi venne il Fsba. L'acronimo sta per Fondo di solidarietà bilaterale per l'artigianato, unica áncora di salvezza per i 2500-3000 addetti pratesi che potrebbero usufruire di questo ammortizzatore sociale. Finisce in soffitta la cig in deroga dal 1° gennaio 2017, per effetto del Jobs Act che ha riordinato la normativa in materia. Il fatto è che in meno di due mesi le prestazioni del fondo di solidarietà che si accompagnano necessariamente a un accordo sindacale sono già state erogate a 300 lavoratori, una bella fetta rispetto ai beneficiari che potrebbero accedere.

Ogni mercoledì Cgil e Cisl convocano in assemblea decine di dipendenti a casa (anche quelli non iscritti al sindacato) per spiegare le nuove procedure: l'assegno di solidarietà può essere erogato fino a un massimo di due mesi e mezzo nell'arco di un biennio. Una volta, con la cassa integrazione in deroga funzionava diversamente: il periodo era più lungo e i soldi ce li metteva lo Stato. Il problema è che a Prato su un totale di circa 3500 imprese artigiane del tessile - abbigliamento sono solo 1800 le ditte iscritte all'Ente bilaterale, ovvero quelle che hanno attivato nel corso del 2016 lo strumento del fondo (l'aliquota di contribuzione pari allo 0,45% a carico del datore di lavoro era stata introdotta nel gennaio 2016), secondo i dati della Cgil. Cosa fanno le altre in caso di crisi aziendale?

Non solo. Marzo è appena iniziato ma per qualche artigiano si stanno già chiudendo i rubinetti. «Soltanto lunedì mattina abbiamo firmato tre richieste di interventi di Fsba», fa presente Chiara Malinconi, leader storica della Femca - Cisl. Sarebbe un bel guaio, secondo Adolfo Martino della Filctem - Cgil, «se tutte le aziende in crisi dovessero attingere al fondo nello stesso momento» perché «c'è già tanta richiesta e si corre il rischio che i lavoratori perdano rapidamente ogni forma di sostegno». Il timore è che senza salvagente i datori di lavoro siano costretti a licenziare o magari lasciare a casa i dipendenti in aspettativa.

Scuote la testa Malinconi: «Sono stati riformati gli ammortizzatori sociali in vista di una ripresa che non c'è». E pensare che l'istituto della cig in deroga era stato cucito addosso al tessuto produttivo nostrano fatto di microimprese. «È stata un'invenzione tutta pratese, eppure è in altre zone della Toscana che è stata prolungata», tuona Martino. La cig in deroga, infatti, sopravvive un altro anno in più in quattro aree di crisi riconosciute come tali dalla Regione: Piombino, Livorno, Massa Carrara e Amiata.

Intanto, nella sede di Confartigianato, si riunisce ogni 15 giorni una commissione bilaterale per monitorare le situazioni di crisi con i rappresentanti delle associazioni degli artigiani e del sindacato. «Da mesi diamo ogni supporto alle aziende perché attivino il fondo - osserva Cinzia Grassi, direttrice della Cna pratese - Forse, al fine di intercettare meglio tutte la platea di imprese, andrebbero coinvolti i consulenti del lavoro in un patto di collaborazione affinché il nuovo strumento trovi massima copertura».

Certo, si pone un problema di utilizzo degli ammortizzatori sociali nati per sopperire alle crisi temporanee. «Può essere preoccupante la disponibilità di risorse ma per gli artigiani servono altre tipologie d'intervento che non si risolvono in una misura passiva di ammortizzatore sociale, come detassazione e abbassamento delle fiscalità».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web