Il Tirreno

Prato

Prato non dimentica i suoi 133 deportati

Prato non dimentica i suoi 133 deportati

Il 7 marzo previste iniziative in città in occasione della ricorrenza dell’arresto Sul sito internet del museo di Figline uno spazio dedicato alle Pietre d’inciampo

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il 7 marzo è una data importante per Prato. In quel giorno nel 1944 i nazifascisti arresterano semplici cittadini che si trovavano a passare nel centro della città. «Non contenti del numero - commenta Giancarlo Biagini di Aned - il giorno seguente vennero prelevati gli operai dai loro posti di lavoro come la Campolmi o il lanificio Lucchesi, poi condotti a Firenze e da qui su carri bestiame verso la loro fine. C'era anche mio padre, che morì. In tutto furono 133 i deportati a Mauthausen e poi nei sottocampi, solo 18 fecero rientro». Pochi giorni prima era stato indetto uno sciopero dal Cnl contro il regime fascista. Ecco che il 7 e l'8 marzo sono due giorni che restano marcati a fuoco nella storia di Prato. «Dobbiamo sempre mantenere vivo il ricordo - sottolinea il sindaco Matteo Biffoni - affinché anche le generazioni future non dimentichino mai quanto successo, con eventi che non hanno nulla a che vedere con il termine umanità». La mattina del 7 dopo la deposizione di una corona d'alloro, presso il Pin verrà proiettato il film di Gabriele Cecconi "Eppure quando guardo il cielo". Ci saranno gli studenti delle medie e alcuni ragazzi del Buzzi oltre a rappresentanti dei ragazzi che a maggio andranno ad Ebensee, il sottocampo di Mauthasen dove morì la maggior parte dei pratesi. «Una pellicola che rimarca il dramma della deportazione - spiega la presidente del consiglio comunale Ilaria Santi - Con il regista che focalizza l'attenzione sulla disperazione delle famiglie che spesso non sapevano che fine avessero fatto i propri cari». Gli eventi in programma sono promossi dal Comune, Aned e Museo della deportazione di Figline che da poco ha inserito sul sito internet uno spazio dedicato alle "Pietre d'inciampo", ovvero quelle targhette in ottone collocate nei luoghi dove i pratesi furono presi. Riportano i nomi del deportato, la data d'arresto, il lager dove fu condotto e la data di morte. «Sono per lo più posizionate nei luoghi dove quelle persone lavoravano - dice l'assessore Benedetta Squittieri - a differenza di altre città che vedono le targhette collocate all'esterno di condomini dove abitavano quanti furono arrestati». «Sulla pagina web - spiega Enrico Iozzelli del museo - ci sono le foto di ogni pietra, la biografia della persona e la mappa di dove sono collocate le 'pietre d'inciampo'. Nel 2013 vennero collocate le prime 12, 28 l'anno successivo. Si tratta di un progetto europeo dell'artista tedesco Gunter Demnig che attualmente ha realizzato più di 56mila pietre in tutta Europa.

Azelio Biagioni

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web