Il Tirreno

Prato

Azioni Adf super pagate, indagato Longo

di Cristina Orsini
Carlo Longo ex presidente della Camera di commercio di Prato
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Carlo Longo ex presidente della Camera di commercio di Prato

L’ex presidente della Camera di Commercio di Prato iscritto nel registro per abuso d’ufficio, presto nuovi interrogatori

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PRATO. C’è un indagato eccellente nell’inchiesta sull’affaire delle vendita di azioni dell’aeroporto di Firenze, aperta nel settembre 2016 dalla procura di Prato e affidata al sostituto Lorenzo Boscagli. L’ex presidente della Camera di Commercio, in carica fino al 2012, Carlo Longo è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d’ufficio. La notizia è emersa in seguito alla decisione di non presentarsi all’interrogatorio fissato dal magistrato alcuni giorni addietro, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Longo, imprenditore, ex presidente degli industriali, ex presidente Gida e di Interporto, di dichiarazioni non ne vuole fare anche se attende fiducioso lo svolgersi dell’inchiesta.

Un’indagine, quella penale, nata all’indomani della decisione della Corte dei Conti di condannare l’allora presidente della Camera di Commercio e il segretario generale Catia Baroncelli al risarcimento di 125.295 euro (l’80% a carico del presidente, il 20 a carico del segretario generale) per aver causato un cospicuo danno erariale all’ente con l’operazione di acquisto delle azioni Adf messe in vendita da Fondiaria -Sai. Pacchetto azionario che nel 2011 la Camera di Commercio di Prato pagò 13,88 euro ad azione, contro gli 11,40 euro sborsati lo stesso giorno dalla Camera di Commercio di Firenze, in una operazione sinergica che portò nel patrimonio dei due enti, meta per ciascuno, 185.000 azioni Adf.

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Lo snodo dell’inchiesta penale sta tutto nell’accertare per quale motivo la Camera di Commercio diretta da Longo abbia pagato più soldi per avere il medesimo pacchetto azionario della cugina fiorentina. L’ipotesi accusatoria resta ancora tutta da verificare, tanto che il sostituto Boscagli ha in calendario una nuova tornata di interrogatori.

Secondo quanto accertato fino a questo momento, pare che la Camera di Commercio di Firenze, nella fase preliminare dell’acquisto di azioni, abbia deliberato un budget oltre il quale sarebbe stato impossibile andare. La Camera di Commercio di Prato, invece, avrebbe messo un tetto al prezzo unitario di ciascuna azione. Il pasticcio sarebbe nato dal fatto che Fondiaria chiedeva 12,64 euro ad azione, cifra superiore all’investimento deliberato da Firenze. Per conclude l’acquisto sarebbe stato necessario che una delle due Camere di Commercio si rendesse disponibile a versare più soldi. E’ toccato a Prato che non aveva vincoli sul budget. La domanda alla quale l’inchiesta dovrà dare una risposta è sola una: l’operazione ha procurato a qualcuno o qualcosa un ingiusto vantaggio o, al contrario, ha arrecato ad altri un danno ingiusto?

 

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