Il Tirreno

Prato

Allarme pidocchi alla scuola materna

di Maria Lardara
La scuola materna delle Fontanelle
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La scuola materna delle Fontanelle

Prato, alcuni genitori delle Fontanelle tengono i figli a casa. L’assessore Ciambellotti: «La disinfestazione è inutile»

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PRATO. Prima o poi capita a tutti: l'atavico problema è la piaga di tutte le mamme del mondo. Ma c'è un limite a tutto. Soprattutto se è troppo tempo che l'odioso animaletto a sei zampe staziona tra le chiome dei piccoli, diventando uno sgradito compagno di banco alla materna comunale "Fontanelle". Non basta che abbiano affisso all'ingresso un cartello per invitare i genitori a controllare le teste dei figli. Un gruppo di mamme di una classe delle Fontanelle si spinge a pronunciare la parola "epidemia" perché, nonostante il ripetuto ricorso a trattamenti specifici per le chiome infestate dei figli, non si riesce a stroncare l'invasione di questi parassiti.

Un trattamento dietro l'altro, capelli tagliati ed ecco che il maledetto pidocchio torna a far capolino. Come i bambini tornano a scuola, siamo punto e a capo. Va avanti così, ormai da cinque mesi. Tanto che in questi giorni alcune mamme hanno deciso di tenere a casa i figli fino a che non verranno presi provvedimenti. Ma chi deve prenderli?

«Anche lo scorso anno si erano registrati alcuni casi di pediculosi ma mai avevamo avuto una diffusione così massiccia - denunciano alcuni genitori - Abbiamo provato a richiedere all'Asl l'igienizzazione degli ambienti ma ci hanno risposto che questo può avvenire solo dietro segnalazione della scuola o del Comune. Grande è il disagio tra le famiglie e le maestre che, dal canto loro, non possono controllare i bambini». E nemmeno imporre ai genitori il trattamento contro la pediculosi. Sul sito del Comune si legge che in questi casi «i bambini possono frequentare dopo l'avvio di idoneo trattamento attestato da dichiarazione sottoscritta dal genitore».

Tradotto: non serve nessun certificato medico come viene richiesto, ad esempio, in Emilia Romagna ma solo un'autocertificazione. Che ora i genitori dovranno compilare e consegnare alle maestre. Basterà perché l'odioso parassita non perseveri più? Qualche mamma si pone il dubbio. «Dopo tutti questi mesi - dicono alcune di loro - non si può parlare più di focolai isolati. È una situazione insostenibile anche in termini di spese per le famiglie visto quanto costano i trattamenti specifici».

L'unica arma che la scuola ha a disposizione è quella dell'informazione. Lo sa bene l'assessore alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti che, avendo alle spalle una lunga esperienza come dirigente scolastica, conosce bene il problema del contagio dei pidocchi in classe. «La disinfestazione degli ambienti non c'entra niente, il contagio avviene da testa e testa. Non deve crearsi panico: tutti i genitori devono ricevere adeguata informazione. Se sono venti i bambini che hanno i pidocchi, venti genitori devono assumersi l'impegno di controllare i capelli dei bambini e sfilare le uova dei pidocchi manualmente o con l'apposito pettine. L'Asl detta disposizioni ben precise in materia e in passato ha dato disponibilità a spiegare ai genitori come comportarsi. Purtroppo basta che una famiglia non collabori perché la pediculosi ritorni. Complice la primavera, il problema si sta presentando in molte scuole».

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