Italia
Da Coiano parte la marcia congressuale Pd
Il giovane segretario Vannucci sta con Renzi. Presenti nomi storici del partito: Bencini, Bensi, De Rienzo
PRATO. «Voglio ancora dare fiducia a Matteo Renzi», cosi Matteo Vannacci, segretario del circolo Pd di Coiano, toglie ogni dubbio a metà relazione d'apertura dell'assemblea degli iscritti di Coiano. Non sono più i grandi partiti né le grandi assemblee di un tempo, siamo nella società liquida e anche nella storica Coiano rossa, i tempi sono cambiati. Martedì sera fuori dal circolo Arci di via Bisenzio a San Martino, piove e tira vento.
Nella campagna di ascolto aperta dal Pd pratese prima della fase congressuale vera e propria, quello di Coiano è il primo circolo, assieme al Fabbro, ad iniziare la discussione. Il giovane segretario, 29 anni, che nella vita fa l'impiegato, parla a una platea non troppo giovane, ma che vede nomi storici della politica pratese, da Roberto Bencini a Venanzio de Rienzo a Mario Bensi. La sua è una relazione temperata. «La scissione è stata incomprensibile e ancora più incomprensibile la posizione di Enrico Rossi» dice Vannacci. Pochi gli accenni ai nomi, ma di più ai toni del congresso che dovrà essere «aperto a tutte le istanze e a tutti i confronti in modo vivace e libero, per recuperare un rapporto non solo con gli iscritti, ma con i problemi veri della gente comune». La discussione che segue prende spunto dalla relazione della serata. Parla per primo Roberto Bencini. Analisi lucida la sua, tutta politica. «Il vero problema di questi giorni e di quanto è accaduto con la scissione sta tutto nel voler tornare alla prima Repubblica, è questo il timore che ho. Rivedo troppe cose del secolo scorso, e Matteo Renzi, pur con qualche errore, ha cercato di scardinare questo meccanismo. Oggi dobbiamo trovare un nuovo equilibrio fra rappresentanza e capacità di decisione, altrimenti il problema non è il Pd ma diventa quello della nazione» dice Bencini. Fra i presenti molti sembrano essere per Renzi senza esclusione di qualche critica, ma con la fermezza che solo il giovane ex premier di Rignano potrà rimettere in moto il processo interrotto del Partito Democratico. E ne sono certi de Rienzo, Rafanelli e Centamore. Insomma, gli accenni ad Orlando e Emiliano, gli altri due candidati alla segreteria nazionale del Pd, sono quasi del tutto assenti. Anche se per Mario Bensi il problema sta in «un partito che deve confrontarsi e incontrarsi di più sui veri problemi delle persone e del paese, senza demonizzare chi la pensa diversamente».
Alessandro Formichella
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